"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
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[#2] Tipico rumore
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ARGOMENTO: [#2] Tipico rumore

[#2] Tipico rumore 04/06/2010 11:34 #18

Periodo: Gennaio 2006

Numero partecipanti: 5
Fafhrd
icarothelight
dododudu
jack_burton-FHBB
Jos_4
  • admin

Re: [#2] Tipico rumore 04/06/2010 19:59 #57

TIPICO RUMORE di A.Grott (Fafhrd)


Vivevo in quella casa da un'estate e un autunno. Mi ero ritirato là per trovare la concentrazione e la pace di cui avevo bisogno per lavorare. Stare da solo mi avrebbe permesso di non avere interruzioni o inutili scocciature. Dovevo terminare, finire quello che avevo cominciato. Lo schema generale che usavo come traccia, steso ormai troppo tempo prima, mostrava ancora troppe lacune. I buchi riguardavano sempre gli stessi passaggi fondamentali. Mi ero reso conto che quello che avevo messo insieme riguardava solo parti, in fondo, descrittive. Gli snodi fondamentali rimanevano insoluti. In cerca di risposte, idee, ispirazione (per quanto io non ci abbia mai creduto, all'ispirazione), avevo traslocato a tempo indeterminato in quel cottage ereditato anni prima. Un luogo assolutamente isolato, senza telefono, tra i boschi di una stretta vallata ben poco turistica. La mia illusione di passare le giornate a riempire fogli fitti fitti non durò a lungo. La solitudine volutamente forzata non mi aiutò a individuare meglio i miei problemi, ebbe piuttosto un effetto depressivo e stordente su di me. Se l'avessi desiderato, avrei potuto passeggiare fino alle altre poche case e avere un minimo di vita sociale. Dalle mie finestre non le vedevo, ma sapevo che c'erano. Le rare volte che lungo il sentiero a poche decine di metri dalla mia veranda passava qualcuno, a volte con un cane, mai mi azzardai ad andare oltre un cenno col braccio. Per fortuna non avevo la tv, altrimenti il tempo vuoto sarebbe stato sprecato del tutto. Nelle lunghe ore di silenzio tra quelle mura arrivavano lenti i suoni di ciò che mi circondava. D'estate il canto dei grilli e la voce del torrente; d'autunno il vento e i versi degli uccelli. Con l'inverno il torrente tacque all'improvviso, e dal sentiero non passò più nessuno.
Fissavo curioso le impronte di una bestia, forse una volpe, nella neve che copriva il mio prato. Ero uscito per capire da dove venisse il rumore che mi aveva fatto alzare dal letto. All'inizio avevo pensato a una motosega, poi avevo riconosciuto il tipico rumore di un'automobile bloccata che continua a dare gas. Forse preso dal desiderio inconscio di parlare e vedere un mio simile, mi diressi verso la strada. Non era asfaltata, e per arrivarci bisognava percorrere a piedi un tratto di diverse centinaia di metri di bosco con un forte dislivello. Mi inerpicai spedito seguendo il rumore, appoggiandomi ai tronchi col fiatone. Al suono degli sforzi del motore su di giri con l'avvicinarsi si aggiunsero lo squittio delle gomme sul ghiaccio e la voce nervosa del proprietario che imprecava. Sbucai all'improvviso al livello della strada, provocando una certa sorpresa in quell'uomo. "Lei è lo scrittore che vive giù nella casa ristrutturata, vero? Me la darebbe una spinta?". Senza quasi rispondere camminai verso il retro dell'auto, fissando l'uomo. Lo avevo già visto, viveva con la sua famiglia in una malga isolata a diversi chilometri di distanza. Mi appoggiai di peso su un angolo dell'automobile per spingere e farlo uscire da una buca incredibilmente profonda. La ruota fece presa sul terreno, e il tizio accelerò bruscamente schizzandomi di nevischio e fango, andandosene via senza ringraziarmi. Utile aiutare il prossimo! e avevo anche dimenticato la porta di casa spalancata, col fuoco ancora spento. Scendere lungo il bosco, da dove ero venuto, avrebbe richiesto troppa fatica e attenzione per non scivolare e farsi male: cominciai a percorrere la strada fangosa lungo un lato per evitare di sporcarmi troppo. Mentre la strada svoltava per aggirare un macigno enorme, incrociai un'altra automobile, annunciata dal crepitio della ghiaia sotto ai copertoni. Si trattava di un fuoristrada dei carabinieri. L'agente alla guida abbassò il finestrino: "Ha visto passare un uomo su una berlina bianca?" - "Sì, un dieci quindici minuti fa. Perchè, cosa ha fatto?" - "Una strage. Ha fatto a pezzi nel sonno la famiglia." La jeep sfrecciò via macinando la salita col suo rombo.
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"Le Poète est semblable au prince des nuées
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Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher."

Re: [#2] Tipico rumore 04/06/2010 20:01 #58

TIPICO RUMORE di icarothelight


Il signor A prese il suo dentifricio preferito e cominciò a lavarsi i denti. Era una cosa che faceva saltuariamente durante il giorno, ma prima di andare a dormire, quel rituale diventava cio’ che per il fumatore e’ la sigaretta dopo il caffè.
Prendere sonno, una volta a letto non era mai stato un problema ed infatti dopo qualche minuto in cui la sua mente vagò tra le tette della sua nuova collega e l’impossibile quesito su chi far giocare tra un’ala straordinaria ed un centrocampista verso il centro, in un gioco conosciuto su internet, il signor A, smise di pensare e salutò la compagnia.
Comincio’ a russare dopo circa 18 minuti e sveglio’ il signor B dopo 24 minuti, il quale diede inizio alla solita danza poco dopo.
La danza consisteva nel battere ritmicamente i piedi sul pavimento con dei grossi scarponi da montagna, accompagnando il tutto con il bastone di ferro che teneva ai piedi del letto.
Qualche istante dopo, il signor A che viveva al piano di sotto, smetteva di russare (senza svegliarsi) ed il signor B dopo una buona mezz’ora poteva tornare a dormire, salvo essere risvegliato, dopo una breve pausa, dall'incessante problema di respirazione dell’inquilino di sotto.
Da circa tre mesi andava cosi’ e qualche settimana prima c’era stato l’ennesimo scambio di vedute tra i due uomini.
“Per favore! Faccia qualcosa! Io non riesco a dormire la notte!” aveva implorato il signor B.
“Ho provato diversi rimedi, ma hanno sempre fallito… non so che dirle” l’aveva comunque incalzato il signor A.
La notte del 12 gennaio però accadde qualcosa.
Il signor A, si sveglio’ durante il sonno a causa del ritmico battito di piedi e bastone proveniente dal piano di sopra. Stranamente, quel ‘tipico rumore’ l’aveva, stavolta, destato.
“Devo proprio smetterla di russare” cercò di convincersi, come fosse la prima volta…
Poi il campanello di casa, echeggiò nell’appartamento.
Si alzo’ di scatto domandandosi chi fosse. Controllò l’ora. Le 2:36.
Da sopra, il battito insistente sembrava non volergli lasciar pace.
“Si’ ho capito signor B… ora basta pero’! Sono sveglio e non sto russando!” pensò mentre si dirigeva verso l’ingresso.
“Chi e’?” domandò con la voce impastata dal sonno.
“Sono io” rispose una voce che gli sembrò essere quella della signora C, la sua vicina di scala.
Fu l’annebbiamento dovuto al poco dormire che gli fece trascurare una cosa e di conseguenza aprire la porta. Il fucile lo freddò in un niente ed il signor A cadde sulla schiena, senza vita con un foro fumante sulla fronte.
La dimenticanza fu una cartolina che aveva ricevuto e letto il giorno prima:
“Salve signor A come va? Solita vita eh? Io purtroppo sto per tornare… sarò li’ fra sei giorni. Sa che qui in Australia ho forse trovato un rimedio per il suo problema durante il sonno? Appena torno le spiegherò meglio! Un caldo saluto. La signora C.”

Il battito insistente dal piano di sopra cessò intorno alle 2:40. Il signor B poggio' il viso sul cuscino e spense la luce sul como'. Dormì per la prima volta dopo mesi, ininterrottamente per diverse ore.
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Re: [#2] Tipico rumore 04/06/2010 20:02 #59

TIPICO RUMORE di dododudu


Il tipico rumore che producono le mie rotelle arrugginite, la notte mentre imbastiscono fantasie distorte, mi sveglia di soprassalto.

“E vissero felici e contenti.”
Tutte le favole finiscono così, è cosa nota, ma vi siete mai chiesti cosa accade dopo?
Davvero è una conclusione definitiva?
O magari Cenerentola, dopo qualche mese di fervida storia d’amore col Principe Azzurro (ma quante cavolo di donne avrà avuto questo tizio?) si è accorta di aver cambiato esclusivamente casa e che ora non stira altro che completini azzurri per Azzurro? e che i lavori domestici toccano tutti e solo a lei e intanto Azzurro è sempre più spesso fuori (ma quante riunioni avrà? Vabbè che è principe ma…) e poi è sempre li, a mandare sms, quasi di nascosto.
Sarà destino? O è il fatto che le magie durano sempre poco? O forse è l’amore che dura poco.
L’amore, ma non era eterno? E, di grazia, questo amore eterno quanto dura?
Intanto Azzurro dov’è? Forse sedotto dalle labbra rosee e dal colorito eburneo di Biancaneve ha organizzato un’orgia con i sette nani? O ha approfittato del periodo carnascialesco per mascherarsi da bestia e sedurre quella bella gnocca di Belle? “Vieni Belle, ti faccio vedere una rosa, così preziosa che è chiusa in una teca di cristallo” e mentre lei è presa dal fiore lui le salta addosso cercando di cogliere ben altro fiore.
Per non parlare di quella volta che aveva conosciuto una donna attempata ma ancora piacente che lo aveva invitato a passare un week end in campagna, aveva fatto la anche la torta e, sai com’è, un pezzo di torta e un bacino, un pezzo di torta e: “Fammi un massaggio che alla mia età… si si togli anche le calze autoreggenti se ti viene meglio, caro”, un pezzo di torta e: “Si amore tocca pure dove vuoi” sussurrato con voce roca, erano finiti a letto.
Il guaio è stato la mattina dopo che, mentre giravano ancora nudi per casa, è arrivata la nipotina, che li sorprende sul divano, dapprima li guarda stupita, poi guarda tra le gambe di Azzurro e esclama: “che coso grosso che hai!”
Il resto è solo favola.
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Re: [#2] Tipico rumore 04/06/2010 20:03 #60

IL SOLITO RUMORE di Jack Burton


Scrivo di getto. Sono le 08.29. Non so ancora quanto tempo avrò prima che arrivi il capo e debba pubblicare e chiudere il post. Forse anche Dio Hattrick, ma spero, come sempre, di no.
Scrivo di getto, ma il rumore lo sento ancora. Non faccio più finta di nulla. Adesso ho quasi paura per il mio stato mentale. Il ticchettio è perseverante. Molto più della mia sfaticata indole. E' ritmato. Preciso. Scandisce il tempo e solo alcune battute le segna più gravi, pesanti, senza eco, ma spugnose all'udito.
Scrivo di getto. Non mi fermerò a rileggere. So che sarebbe inutile. Ticchetta il tempo, è da questa questa notte che picchietta tamburelleggiando attimi sospesi dieci centimetri sopra il mio pube pulsante.
Scrivo di getto. La radio continua a gracchiare una voce incomprensibile, solo a tratti incapsulabile in schemi conosciuti e, forse, per questo calmanti.
Scrvio di getto. La cintura continua a stringermi. Sono ore che le gambe non respirano.
Scrivo di getto. Un fiotto. Non ho paura di quello che capiterà, ma probabilmente perchè mi hanno assicurato che non sentirò nessun dolore.
Scrivo di getto. E' l'unica cosa che posso fare. Mancano due minuti e poi nessun post, nessun Dio Hattrick aperto, nessun ufficio, nessuna vita afflosciata in nessun angolo buio. Nessun ticchettio.
Scrivo di getto.
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Re: [#2] Tipico rumore 04/06/2010 20:09 #61

TIPICO RUMORE di Jos_4


Romeo cominciò a fare l’arbitro di calcio quasi per caso, quando era ancora un timido ragazzino, quando nei cortili polverosi della periferia di Pescara lui era il più piccolo, il più minuto, il più sfortunato. Suo padre era un omino senza cultura né modi eleganti che, per permettere alla famiglia di sopravvivere, era costretto a lunghi soggiorni lontano da casa. Lavorava come operaio in una piattaforma petrolifera nei dintorni di Malta, costretto a dieci ore al dì di fatiche, sporcizia e malodori. Sua madre, una donna che un tempo era senz’altro stata bella quanto in quei giorni era pallida, faceva invece la casalinga. Si accontentava di lunghe sessioni davanti alla tv, di riviste di pettegolezzi e di pranzi ipocalorici. Non abbandonava quei settanta metri quadri d’appartamento per nulla al mondo, eccezion fatta per la spesa al droghiere dietro l’angolo. ‘Bah, che coppia’, pensava sovente Romeo, notando inoltre che i due, quando papà rientrava, non parlassero praticamente mai, immersi dentro lunghi silenzi interrotti occasionalmente soltanto dal mezzobusto del tiggì.
Romeo, quattordici anni, occhi verdi come smeraldi purissimi e un corpo talmente sgraziato da far gridare vendetta alle due gemme incastonate nel viso, era l’unico figlio dei signori Marinelli. In linea con la condotta familiare, nemmeno lui era un superbo oratore. Stava spesso zitto, incatenato nella riservatezza, subendo e accettando onte, ergendosi spesso a docile oggetto di scherno dei compagni di classe. Oh, come si sentiva diverso dagli altri. A caratterizzarlo era in primis il nome: dove e per quale motivo – si chiedeva – il babbo e la mamma avevano pescato un appellativo così strano come Romeo? Lui non era bello né coraggioso come il protagonista della tragedia di Shakespeare, proprio no. E poi a opprimerlo c’era il calcio, croce e delizia dei pomeriggi autunnali e primaverili. Adorava quello sport, ma la passione lottava con un particolare essenziale: con il pallone tra i piedi era incapace, troppo incapace, obiettivamente incapace. Per questo era costretto dai più grandi a giocare come portiere. Un’umiliazione, sebbene fosse una necessità: “O giochi lì o te ne vai, perché altrimenti fai danni”, gli urlavano. Romeo, chiaramente, non possedeva la tempra per reagire, e perciò si piazzava tra quei pali nudi che, inesorabilmente, venivano varcati da fior di palloni scagliati dagli avversari. ‘Cos’ho fatto per meritare ciò?’, rifletteva amaramente, mentre i ‘suoi’ difensori gli lanciavano insulti come fossero stati raggi di sole.
Poi, un giorno, ebbe un’illuminazione. Tutto ebbe inizio a scuola, all’istituto commerciale della città, dove fu vittima di un atto di nonnismo da parte di un ragazzo di quinta superiore. Un’ingiustizia che pagò con un anulare insaccato. ‘Ma non tutti i mali vengono per nuocere’, ragionò entusiasta qualche minuto dopo. Quando il pomeriggio si presentò al solito campetto in cemento, difatti, con una mano fasciata e dunque impossibilitata a svolgere le mansioni dell’estremo difensore, già immaginava di poter – finalmente – mettersi al centro del campo, abbandonando la maglia numero uno per la numero otto. Sognava di diventare una grande mezz’ala. Sognava, appunto, perché Marco, il capo-branco, gli disse sprezzante: “Vattene, idiota, se non ci servi come portiere sei inutile”. Una freccia invisibile gli incrinò il petto. “Al massimo prova a fare l’arbitro”, concluse ghignando Marco, suscitando l’ilarità generale. ‘Come… come l’arbitro?’, si domandò Romeo, con il respiro ancora affannato. Alcuni secondi di pausa e poi la risposta, quasi imprevista: “Va bene”, arrischiò, sorprendendo gli astanti. “Avrete un arbitro”.
Per fortuna sapeva fischiare infilandosi due dita in bocca, gliel’aveva insegnato zio Lucio qualche anno prima, e con quel suono stridulo iniziò la gara Juventus-Milan, nella quale i bianconeri erano rappresentati dagli abitanti del condominio di via Giardini e i rossoneri da quelli del rione di via Fermi. Ebbene, quel suo fischio, in ogni caso, lo colpì. Perché era forte, era deciso, era palese e incuteva rispetto. Ovvero, quel suono impersonava tutto ciò che Romeo avrebbe voluto essere. Sì quel suono gli piaceva già.
E non si sbagliava. Poiché diciannove anni dopo, mentre con un fischietto dorato decretava lo start del big match di serie A tra Juventus e Milan, stavolta le vere squadre, a dispetto degli ottantamila tifosi ululanti Romeo Marinelli trasse una conclusione. Lui, vestito con un’impeccabile giacchetta nera e dotato di un fisico che negli anni si era brillantemente sviluppato, quasi per ergersi al livello di quegli occhi verdi che pretendevano rispetto da qualunque giocatore osasse guardarli, capì che quel suo ‘piiiiiiiiiiiiiiii’ fosse un rumore oramai tipico, un rumore magico, un rumore che l’aveva salvato dalla miseria morale, un rumore che amava sinceramente. Persino Shakespeare ne sarebbe stato fiero.
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