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[#7] La ragazza che non voleva parlare
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ARGOMENTO: [#7] La ragazza che non voleva parlare

[#7] La ragazza che non voleva parlare 04/06/2010 11:46 #23

Periodo: GIugno 2006

Numero partecipanti: 4
dododudu
marcoslug
danilo14
icarothelight
  • admin

Re: [#7] La ragazza che non voleva parlare 06/06/2010 21:24 #82

LA RAGAZZA CHE NON VOLEVA PARLARE di dododudu


Verbale dell'interrogatorio della signorina Ada Rossi, qui sotto è riportato il testo integrale della sua deposizione:


Il brigadiere
Carmelo Licata
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#7] La ragazza che non voleva parlare 06/06/2010 21:25 #83

LA RAGAZZA CHE NON VOLEVA PARLARE di marcoslug


Ci si sente così dunque quando si dà il benservito ad una persona? Nessun tentativo di giustificazione e nessun senso di colpa. Solo un indolente vuoto pneumatico, riempito a tratti dai battiti di una canzone dei Depeche Mode che si ha in testa.
La guardo; lei mi traguarda, fa di me il suo bersaglio mobile. Bang, bang, bang! Tre su tre. Ma non dovevo essere io il carnefice?
Balbetto qualcosa, le solite idiozie: che non volevo finisse così, che mi assumo tutte le responsabilità, che sono uno stronzo. Ecco, la prima cosa sensata. Lei si chiude in un mutismo che fa male; sento solo il suo respiro farsi più pesante, dal suo fianco che è a contatto col mio. Penso, almeno una reazione l’ho provocata. Penso e me ne compiaccio, fino a che il ragionamento trova compimento in un ghigno insopportabile. Mi autocensuro. E allora delle fitte di dolore vanno a fare compagnia al riff di Martin Gore che mi si squaglia nello stomaco.
La guardo ancora, con la coda dell’occhio. Ma come è bella la mia Daniela? Il suo profilo irregolare, il mento sporgente, il corpo affusolato. Si è messa anche il vestito rosa con la gonna a campana che avevamo comprato insieme in Turchia. Mi piace vederla così orgogliosa e superiore anche in questi momenti. Quello che è a disagio e fuori fuoco sono io.
“Informiamo i signori passeggeri che il treno Inter City numero cinque-otto-due delle ore undici-e-trentratre, proveniente da Firenze Campo di Marte e diretto a Bologna Centrale, arriva e parte dal binario sei.”
“Suppongo che sia il tuo, Dani.”
Lei scatta repentinamente dalla panchina, il che equivale a un “non sono mica scema!”. Sento il fregolio sordo del treno prendere sempre più consistenza. Eccolo lì all’orizzonte, il giudice implacabile. Mi sembra di tornare bambino, quando giocavo con il trenino elettrico e ne osservavo morbosamente l’incedere. Ciuf ciuf, ciuf ciuf. Fermo, bello, fermati da Marchino tuo caro.
La vista si riapre a trecentosessanta gradi e… dov’è andata Daniela? È lì che zompetta verso la porta del treno; con una mano protegge la gonna dal vento indiscreto, con l’altra trascina il borsone.
“Ehi, Dani, vuoi una mano?”
I suoi capelli nero pece oscillano in un no simbolico. Mi accorgo solo ora che li porta più corti del solito, raccolti in un improbabile codino.
Il fischio del capotreno e le porte che si chiudono.
“Ne pas ouvrir les portes avant l'arrêt de train."
Tranquilli, non potrei, anche volendo. L’Inter City della provvidenza si rimette macchinosamente in moto e la scritta comincia a deformarsi ai miei occhi, fino a diventare un quadro di Mirò che mi rimane impresso per qualche istante nella retina. Urlo un “mi mancherai”, ma mi esce strozzato. Lei è un ologramma che viaggia sospeso da terra e che si allontana inerosorabilmente. La immagino sistemare il borsone nel vano porta-valigie, dopo averlo alzato con le sue forzute braccine. E ancora lei che sbuffa e si lascia cadere pesantamente nella poltroncina. Una lacrima, forse sì solo una, le righerà quel volto di pelle bianca.
Guardo nel marsupio. Cosa offre la casa? Del tabacco sfuso e una confenzione di Ritalin. Beh dai, un buon modo per affogare la giornata.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#7] La ragazza che non voleva parlare 06/06/2010 21:26 #84

LA RAGAZZA CHE NON VOLEVA PARLARE di danilo14


Aprì gli occhi e vide una cupola blu, attraverso la quale filtravano riflessi di luce. Ah già, pensò, sono in campeggio ad Arezzo. Avvertì un forte mal di testa, e in bocca un sapore come di mozziconi di sigaretta. Tanta voglia di vomitare. Brancolò un mano alla sua sinistra. Niente. Non c’era più nemmeno il materassino. Dov’era andata lei? Allora, secondo i suoi calcoli era lunedì mattina. Mattina? Guardò l’orologio: 8 e 35. Sì, mattina.
Mal di testa, tanto mal di testa, ma che era successo?
Erano in un parco, piuttosto ubriachi, un gruppo reggae suonava. Caldo, un sacco caldo, da far evaporare l’alcol che scorreva col sangue. Ad un certo punto alcuni travestiti avevano gettato dal palco dei preservativi sugli astanti.
Facciamo una passeggiata? Facciamo una passeggiata. Che idea idiota farsi tre giorni di vacanza con l’amante che c’ha appena abbandonato. Camminano per un po’, poi si fermano a sedere su un muretto all’ombra ed accendono le sigarette. Beh, fa lei, alla fine ci stiamo divertendo, no? Sì, rispose lui con voce atona, alla fine ci stiamo divertendo. Vedi, nonostante tutto riusciamo ancora ad essere amici, conclude lei con un sorriso falso percorso da venature di dubbio. Lui la guarda, tira dalla sigaretta, e col fumo dalla sua bocca esce un “perché?” strozzato. Non posso lasciarlo, si giustifica lei, lo sai, in qualche modo l’hai sempre saputo. Smettila di chiederti il “perché”, smettila di torturarti, conclude. Muss es sein?, chiede lui. Ja, es muss sein, risponde lei. Vado a prendermi da bere, dice lui. Non esagerare, si preoccupa lei. Perché?, ribatte lui con un mezzo sorriso, e se ne va senza attendere risposta.
Da quel momento i suoi ricordi sbiadiscono e si fanno immagini slegate. Si rivede a comprare della grappa da un tale per strada. Sdraiato sul terreno dello stadio a bere birra. Lei che lo guarda con gli occhi gonfi di lacrime. Dei ragazzi di Caserta che dividono con lui una bottiglia di pessimo vino rosso. Lei che si avvicina per parlargli e viene scacciata in malo modo. Una tizia sconosciuta che lo bacia. Una corsa a perdifiato lungo la strada con un tale e l’esultanza per la vittoria. L’accoglienza in un cerchio di fumatori d’hashish. Risate rauche. Lei che entra avvilita nella tenda mentre lui si intrattiene a bere birra con conoscenti estemporanei.
Madonna, pensò ancora sdraiato nella tenda, chissà quant’è incazzata. Uscì all’aperto e si accese una sigaretta. Lei era al telefono. Col cornuto, pensò lui sentendo alcuni brandelli di frasi. Nonostante gli occhiali da sole, quando lei si girò a guardarlo, riuscì a notare fiammate di rabbia nei suoi meravigliosi occhi. Lui prese lo spazzolino da denti e se ne andò in bagno. Uscendo, dopo vani tentativi di darsi un aspetto non del tutto ripugnante, le augurò il buongiorno. Lei non disse niente. Adesso vado a prendermi un caffè, poi smonto la tenda e partiamo, disse dirigendosi verso il bar. Lei lo segui. Lui bevve il caffè cercando di trattenere i conati di vomito, lei, sempre in silenzio, un cappuccio. Mentre lo aiutava a piegare il telo della tenda lui le fece una domanda. Di’, hai dovuto raccontare molte balle al cornuto? Una smorfia d’indignazione le distorse le labbra, ma non disse una sola parola.
In autogrill mangiarono dei panini. Lui cominciò a preoccuparsi seriamente, dalla mattina non gli aveva ancora rivolto la parola. Ma più che altro era preoccupato per il suo stomaco. Il cornuto chiamò ancora, lui voltò la testa e finse d’interessarsi alle attività di alcuni turisti tedeschi. Ma con un orecchio cercava indarno di cogliere le parole della conversazione. Poi ripresero il viaggio. Già era divertente di suo, ci volevano pure le code sull’A1.
Fu a pochi chilometri da casa che prese il coraggio a due mani. Senti, le disse cercando di dare una sfumatura spiritosa alle sue parole, visto il livello di abiezione che sono riuscito a raggiungere stanotte la tua decisione di chiudere la nostra storia avrà ulteriori punti a suo favore, no? Vide i nuvoloni che si addensavano all’interno della macchina. L’aria si fece sempre più scura e i fulmini cominciarono a saettare da dietro gli occhiali da sole. Poi si scatenò l’uragano. Ingiurie, accuse, insulti, pianti, parole di disprezzo. Lui sorrise alla strada. Mi ama ancora, pensò.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#7] La ragazza che non voleva parlare 06/06/2010 21:27 #85

LA RAGAZZA CHE NON VOLEVA PARLARE di icarothelight


Kaizer Hanso guardò ancora una volta la ragazza in volto. Lei tremava danzando follemente, seduta sulla sedia alla quale era legata. L'uomo l'osservava con la rabbia che gli stringeva la gola, la pena che provava per quella stupida donna, gli ottenebrava il cervello.
"Parla schifosa!! Dove l'hai messo???"
La ragazza rimase in silenzio, continuando la danza del tremolìo, i suoi occhi lo guardavano fisso senza alcun timore.
Hanso la colpì ripetutamente con le mani. Gli schiaffi riecheggiavano nella stanza, bizzara colonna sonora di un pomeriggio invernale. Smise, dopo averne contati 20. Le mani cominciavano a prudergli fastidiosamente.
"Non fare la dura... non ti servirà a nulla...allora... Dimmelo! Dove cazzo è???"
La ragazza continuò a stare in silenzio. I suoi occhi neri lo fissavano. Per un attimo gli parve di vedere una richiesta di aiuto.
Hanso non sapeva essere comprensivo. Prese il tirapugni d'acciaio e glielo mostrò. "Ti farà molto male... Sappilo." Lei abbassò gli occhi e lui le sferrò una serie di colpi impressionante. Il sangue colava dappertutto, lui per un attimo smise con il viso (quando sentì il naso fracassarsi) e prese a tormentargli lo stomaco. Dopo quindici minuti smise per lo sfinimento.

Erano passate 3 ore. La ragazza continuava a non voler parlare. Le aveva rotto il naso, spezzato il polso destro e tranciato tre dita della mano sinistra. Era incredibile la resistenza di quella stronzetta.
"Parla!" Urlò come un disco rotto. Era assolutamente fuori controllo, la ragazza gli avrebbe detto tutto. Su questo non c'erano dubbi! "Fino ad ora ho solo scherzato...". L'unico suono che sentì come risposta fu il costante gocciolìo del sangue, che colava ininterrotto dal naso della sventurata.
"L'hai voluto tu!" Le urlò in faccia, schizzandole saliva.
L'aveva voluto lei.

"E' l'ultima volta che te lo chiedo... Dove lo tieni?"
Ancora un volta la ragazza rimase in silenzio. Hanso non ci vide più. Diede fuoco alla miccia, che si animò in attesa di arrivare a trovare sorella dinamite.
"Facciamola finita allora". Capì d'aver fallito. Per un attimo gli parve di sentire la ragazza dire qualcosa, ma era davvero l'ultima fermata.
In breve un violento caldo lo colse di sorpresa.
L'esplosione spazzò via tutto un attimo dopo.
Marco

"Midnight is where the day begins."
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