"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
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[#8] Lo straniero
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ARGOMENTO: [#8] Lo straniero

[#8] Lo straniero 04/06/2010 11:50 #24

Periodo: Luglio - Settembre 2006

Numero partecipanti: 4
Bausetti
Sparagnino-SVM
marcoslug
maurocap
  • admin

Re: [#8] Lo straniero 06/06/2010 21:29 #86

LO STRANIERO di Bausetti


Vaga in buie strade senza sosta e senza meta….
Chino il capo suo d’innanzi a nuova gente…
E tetro il nero sguardo incrocia solo un grigio suolo
che assassino lo divora di odio e di disprezzo….
Affannoso il suo respiro si perde nella notte
della terra più lontana e più diversa dalla sua.
Rosse le sue lacrime cadono nel buio uccidendolo
pian piano senza un segno di pietà….
E schiava la sua mente il volo più non prende
sempre al fuoco lei ritorna tra mille ed un pensieri;
Ma lontano è l’ uomo da ciò che forza gli dona
e debole ed indifeso il suo cuore sempre marcia….
Il sogno è la sua casa, è lui che lo riscalda,
esso è luce tra le ombre, esso è gioia fra le pene,
e come vento con il fumo tutto il grigio porta via.
Vaga sempre lo straniero, senza sosta e senza meta,
ben sapendo dove andare per scivolare al fin nel sogno.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#8] Lo straniero 06/06/2010 21:31 #87

LO STRANIERO di Sparagnino-SVM


Nonostante fosse solo una volta al mese, non gli era mai piaciuto intraprendere quel viaggio in treno. Era comunque una cosa che andava fatta, per il bene di tutti.
Seduto innanzi a lui c’era uno straniero. Non sapeva quando fosse salito né dove fosse diretto: se lo era ritrovato improvvisamente seduto di fronte, al risveglio da una pennichella.
Non sopportava l’idea di essere stato osservato, spiato e probabilmente palpato da uno sconosciuto mentre dormiva. Questo poi aveva un’aria poco rassicurante, da sbandato, probabilmente un pervertito della peggior specie.
Per le successive due ore era rimasto, di malumore, a fissare il panorama fuori del finestrino, senza comunque dimenticarsi di lanciare, di tanto in tanto, un’occhiata sorniona ed esploratrice sul suo compagno di viaggio. Ignaro di essere abilmente spiato, quello leggeva compiaciuto un giornale, avvolto in un tipico abbigliamento da turista estivo.
Finalmente accortosi di essere osservato, lo straniero alzò lo sguardo dalla rivista e gli lanciò un sorriso.
“Che cos'ha da ridere adesso? Mi sta prendendo in giro? Guardalo… solo perché ragiona in una lingua che non capisco non deve commettere l’errore di credere che io non possa interpretare i suoi pensieri…Brutto bastardo, ti diverti alle mie spalle eh? Fottiti!”

Sconcertato dal rigido silenzio di quell’uomo paffutello e nervoso che sedeva innanzi a lui, Mark decise di rompere il ghiaccio, arrangiandosi con quel poco di italiano che conosceva:
“Hi! Sono Mark, from Zurich, Swizera. Molto bel paese il suo!”
Niente da fare, l’ometto paffuto e pieno di tic non ne voleva sapere di rispondergli.
Pazienza, meglio dedicarsi nuovamente al suo giornale…

Lo straniero lo aveva apostrofato pronunciando parole senza senso. Sembrava quasi che avesse scimmiottato la nostra splendida lingua giusto per farsi quattro risate.
“Leggi quel giornale di merda e lasciami in pace brutto stronzo! Chissà perché ha cercato di parlarmi. Probabilmente voleva adescarmi o chissà che cosa. Magari è uno di quegli zingari ipnotizzatori della tv. Con me non attacca bello, non attacca! Ah vedo che si sta alzando…chissà che cosa sta architettando…meglio pedinarlo di nascosto.”

Accaldato e desideroso di uscire da quella situazione tesa e grottesca, Mark decise di andare a rinfrescarsi al bagno…
L’italiano paffutello sembrava aver avuto la sua stessa idea.
Pazienza, ci sono molti bagni sui treni, al massimo farà la fila.

Dario uscì dal bagno ancor più sudato e appiccicaticcio di prima. Detestava quando gli opponevano tutta quella resistenza e soprattutto detestava quando il sangue gli schizzava sulla camicia. D’altra parte non era sempre semplice rimanere lindi e tinti sminuzzando un cadavere e scaricandolo nel water del treno.
“Uno stronzo in meno” disse ad alta voce, sorridendo e tornando a sedere finalmente di buonumore.
Il mondo era un po’ più pulito, almeno per i successivi trenta giorni.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#8] Lo straniero 06/06/2010 21:32 #88

LO STRANIERO di marcoslug


“Sai che qui, proprio in questo posto, mi sa proprio in questa fila, qualche anno fa ti stavo per dire che mi piacevi?”
“Eh?”
“Dico sul serio, c’era un’assemblea d’istituto, di quelle che si facevano qui all’Alfieri in quinta per discutere della riforma Moratti, ricordi? E io sono venuto a prenderti in motorino a casa, e pioveva di brutto, piovevano chicchi di grandine grossi così, e giù in platea era tutto pieno, così siamo saliti qui sul loggione. Ricordi? Tu eri tutta interessata al dibattito, e io invece avevo messo su un po’ di musica nel lettore cidì, ma in realtà, ora te lo posso dire, il lettore era spento; era solo che mi piaceva sentire il tuo respiro grosso, ‘ché avevi il raffreddore mi pare, ovattato per l’effetto cuffiette. Eh, ricordi?”
“Uhm, può darsi.”
Mahira era la maschera della noncuranza.
“Può darsi che avessi il raffreddore?”
“Il raffreddore e tutto il resto.”
“Ah… ma non mi dici niente? Io ti ho fatto una rivelazione epocale, per me intendo, e tu niente? Sono stati attimi terribili, che credi?, da morirci dentro. E non escludo che non l’abbia fatto.”
Pausa. Per un minuto buono io e Mahira tornammo a vedere il film, con una poco convincente concentrazione. All’Alfieri trasmettevano l’ultimo film di Wong Kar-Wai, un film di ricordi e viaggi misteriosi. La scena era più o meno simile a quella della mattinata dell’assemblea: la platea affollata, io e lei soli nel loggione di sopra, un alone di vibrante silenzio a dividerci. All’improvviso, uno scoppio di risa.
“Ma che t’è preso Mahira? Dai smettila che qui rimbomba tutto!”
“No è che… ihih… stavo ripensando a quello che mi hai detto. Cioè io e te, ma t’immagini? Una tragicommedia!”
“Una tragi-che?”
“Una di quelle cose per cui non sai se è meglio riderci sopra o piangere dalla vergogna. Ma senti, non è che c’hai ancora in mente queste idee bislacche? Mica è l’Alfieri che ti dà alla testa?”
“Ma no, figurati, era per riderci un po’ su. Vedo che sono riuscito nell’intento.”
La odiavo con tutto me stesso; era riuscita in soli tre minuti a smontarsi il piedistallo che le avevo messo sotto i piedi e ad autosotterrarsi nel cimitero delle mie inimicizie. Fanculo Mahira, le assemblee studentesche e le cotte post-adolescenziali!
Il silenzio tornò di nuovo protagonista, a spalleggiare i moti di rabbia che montavano nel mio stomaco; e poi di nuovo una risata, stavolta più isterica e impertinente.
“Eddai, ora bast…”
Mahira si era ricalata, lo sguardo un po’ beota, nell’atmosfera del film; la risata proveniva da due file sopra e, a pensarci bene, avrei potuto capirne l’artefice già ad un primo ascolto: Paolo Becker.
Paolo Becker era un mio compagno di avventure da due anni a questa parte, un compagno del tutto casuale perché me lo ritrovavo sempre tra i piedi a mia insaputa: a fare la colazione al bar, a fare la fila per la mensa, persino quando andavo in bagno. A dirla tutta non ricordo di essermi mai presentato a lui, né di aver appreso da altre persone il suo nome. Una volta sentii mia madre e il professor Osmanovi? parlare di Paolo Becker come del mio io straniero, ma non ho voluto né potuto indagare oltre.
Mahira non si accorse di questa nuova presenza perché non distolse lo sguardo dallo schermo; Paolo Becker, con fare risoluto e apparentemente disinteressato, balzò in piedi, senza smettere di ridere, e fece quello che avrei voluto fare io: si avvicinò a Mahira e, con mossa felina, ne agguantò il collo a due mani. Prese a strangolarla.
Da spettatore privilegiato, osservavo l’evolversi degli eventi, con partecipazione e gusto. Mahira emise una serie di mugugni ai quali la morsa stretta di Paolo Becker impediva evidentemente di trasformarsi in grida disperate. Tempo una dozzina di secondi e il lamento della mia amica trovò una fine; il corpo di Mahira si adagiò morto sulla poltroncina imbottita per poi scivolare in terra, provocando un botto sordo e secco. Il rumore fu così forte da provocare gli “sshh” intimidatori degli spettatori della platea, ma non a sufficienza da farli allarmare oltremodo. Mi affacciai per vedere le reazioni della gente dabbasso e quando tornai verso le poltroncine che occupavamo mi accorsi che Paolo Becker si era dileguato; mi guardai intorno: niente, scomparso nel nulla. Non persi la calma; ero stranamente sereno e freddo, quasi come se il gesto di Paolo Becker fosse la conseguenza automatica e necessaria di quello che era successo prima. Pensai che c’erano margini anche per una mia fuga rapida ed indisturbata, e così feci.
Osservai per qualche secondo il corpo esanime, che nel rotolare per terra aveva assunto una posizione vagamente eccitante e provocatoria: toh, ne aveva anche guadagnato in sensualità la Mahira! Tastai un po’ le sue tette, realizzando così quello che era stato il sogno di più anni. Mi chiedevo quanto la recente morte avesse influito nel loro essere sode. Avrei potuto tenere la mano lì, chennesò per dieci minuti, e sperimentare il loro progressivo indurimento, per farmene un’idea; ma non era esattamente il tempo di esperimenti e teorie sui massimi sistemi.
Lanciai un’ultima occhiata verso lo schermo. Il protagonista stava prendendo proprio in quel momento un treno, un treno che l’avrebbe portato dì lì a poco in un luogo della memoria, dove tutto resta immutato ed il passato si mescola al presente. Peccato andare via così a metà proiezione, pensai.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#8] Lo straniero 06/06/2010 21:33 #89

LO STRANIERO di maurocap


L'ennesima boccata d'aria calda gli seccò la gola, era tempo di bere l'ultimo sorso d'acqua rimasto. Svitò il tappo con solennità e dopo essersi dissetato chiuse la borraccia riponendola nello zaino. Assaporò la sensazione del liquido tiepido che fluiva nel suo stomaco consapevole che avrebbe potuto essere l'ultima volta.
Le energie non gli mancavano certo così iniziò la salita dell'ennesima bassa collina concentrandosi sui suoi passi per non rischiar di cadere. I piedi sollevavano un sottile sbuffo di polvere quando schiacciava l'erba secca e gialla, e dozzine di strani insetti scuri fuggivano ronzando la loro disapprovazione. Il terreno si era fatto più solido man mano che si era inoltrato a occidente, spesso era stato costretto a superare grandi distanze prima di trovare un corso d'acqua in cui rifornisi ma era sempre stato fortunato. Ora non più. Da giorni il paesaggio era rimasto identico, una sterminata distesa desolata ricoperta di rade piante bruciate dal sole popolata da curiosi roditori e alcune lepri. Dove trovassero di che nutrirsi era un mistero, probabilmente gli era sufficiente rosicchiare quegli steli indigeribili per sopravvivere. Li aveva assaggiati anche lui, ma erano immangiabili.
Dunque niente più acqua, quindi niente più... Speranza?
Tornare indietro era impensabile, aveva camminato per altri dieci giorni dopo che il suo povero cavallo era stramazzato al suolo con la zampa spezzata in più punti. Se avesse prestato maggior attenzione alle buche non l'avrebbe mai condotto in quella salita e non avrebbe dovuto por fine alla sua vita guardandolo nei suoi occhi speranzosi e sofferenti. Ma quale alternativa aveva avuto in seguito? Avrebbe forse dovuto abbandonarlo laggiù solo e disperato con la morte sempre più vicina?
Mai.
Il fardello del rimorso era tuttavia enorme. Finché avevano viaggiato in due quel luogo lontano gli era sembrato meno solitario, invece adesso si rendeva conto di essere un estraneo laggiù, un uomo spintosi troppo oltre.
Si fermò poco prima della cima. Avvertì qualcosa di diverso, un cambiamento sottile che però i suoi sensi ambientati a quel clima caldo notarono immediatamente. L'aria si era fatta più fresca, di un decimo di grado appena, ma non vi erano dubbi. Incoraggiato dalla novità accellerò il passo, raggiunse la sommità e...
Oh mio Dio!
Niente prima di allora l'aveva preparato a una vista come quella. L'emozione fu tanta che cadde a sedere infilandosi una spina nel fondoschiena. Come definire tutto ciò? Una valle? Un buco? un burrone? Niente di tutto questo.
La pianura in cui aveva camminato per giorni terminava di colpo in un baratro, un salto verticale tra le rocce che sembrava una immensa frattura. La vastità di quel luogo era superiore all'immaginazione di ogni uomo, le pareti arrossate scendevano diritte per centinaia di metri, poi si addolcivano in morene dove la vegetazione incerta tentava di insediarsi, infine precipitavano ancora ripetendo quella sequenza di salti e terrazzamenti mezza dozzina di volte. Laggiù, a una distanza difficile da stabilire rivide finalmente qualche albero e, sì, la sottile striscia marrone di un fiume serpeggiante.
Alzando lo sguardo cercò di capire quanto distasse la sponda opposta in linea d'aria. Due chilometri? No, almeno quattro, forse molti di più. La sommità sembrava leggermente più in alto della pianura da cui era giunto, ma forse era un'impressione dovuta alla sproporzione di quel luogo. Sembrava diversa, molto più scura del paglierino in cui aveva vagato tutto quel tempo. Quando prese il vecchio cannocchiale e scrutò il bordo lontano non ebbe più dubbi: alberi, a migliaia.
La speranza e l'eccitazione gli esplosero nel cuore. Aver viaggiato così tanto aveva avuto un senso dunque anche se fosse morto lassù anelando l'acqua ancora così distante. Stava provando ciò che aveva cercato invano in anni di viaggi, non un luogo reale bensì quel sentimento che riempie di energia quando si giunge in vista di un paesaggio così vasto e superiore da far comprendere infine la limitatezza della dimensione umana, e al tempo stesso da farla brillare proprio perché è capace di abbracciare qualcosa di più grande di lei.
Attese che le emozioni si chetassero, ma non accadde.
Si alzò, proseguì in cerca di un sentiero che lo portasse laggiù, e poi oltre chissà, lui straniero in una terra che non c'è più.
Marco

"Midnight is where the day begins."
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