"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
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[#9] Descrizione di un attimo
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ARGOMENTO: [#9] Descrizione di un attimo

[#9] Descrizione di un attimo 04/06/2010 11:52 #25

Periodo: Ottobre 2006

Numero partecipanti: 6
Bausetti
maurocap
maxmara
Gnappo1983
gabbo93
marcoslug
  • admin

Re: [#9] Descrizione di un attimo 06/06/2010 22:25 #90

DESCRIZIONE DI UN ATTIMO di Bausetti


Amo?
Credo di si….Ora che per la prima volta la guardo negli occhi, la guardo davvero, credo proprio di amare….
Non so cosa significhi, non l’ho mai saputo, ma lo sento, nel profondo, lo sento nei miei occhi, lo sento nel sangue, lo sento nelle mie viscere….e ne avverto la forza.
Perdersi completamente in qualcuno….non credevo fosse possibile, ma mi sbagliavo, Dio se mi sbagliavo…
I suoi occhi….sono neri universi nei quali mi sono perso e dai quali non voglio uscire…
Essi brillano nei miei, brillano di un rosso fuoco che arde senza sosta, un fuoco che mi cinge, che mi brucia senza pietà alcuna, facendomi male mordendomi feroce e dilaniandomi senza sosta….L’amore è dolce e crudele al tempo stesso…ora l’ho capito…
Ora che inalo il suo profumo che si espande intorno a me, che ne percepisco la vera essenza, ora che sento la sua anima unirsi alla mia in un tenero abbraccio…ora capisco….
Le sue mani così delicate stringono tenaci le mie, quasi volessero impedirmi di scappare, di allontanarmi da lei….Ma io non voglio andarmene, non potrei, non adesso.
La sento ansimare sempre più veloce, la sento sempre più vicina a me…lei è calore, che mi avvolge completamente, lei è come un vento invernale che oltrepassa mille barriere riuscendo a gelarmi le ossa, lei è tutto….
L’ amore è tutto…non esiste altro, non esiste tempo, non esiste spazio, non esisto io…..
L’ amore è paura…paura di poter diventare qualcosa di diverso, paura di poter provare qualcosa di così grande, paura di aver rubato per un attimo l’ essenza di un Dio, paura dell’ ignoto…
In un attimo eterno l’ ho guardata negli occhi e so che sarà per sempre….
Amo?
Si…ora lo so….e il vero amore non muore mai….
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#9] Descrizione di un attimo 07/06/2010 00:18 #91

DESCRIZIONE DI UN ATTIMO di maurocap


Gianni, detto “il topo”, è un perdente. La vita è sempre stata più veloce di lui, in quelle rare occcasioni in cui ha avuto la possibilità di realizzare qualcosa, vuoi per paura, vuoi per pigrizia o banalmente per incapacità è sempre riuscito a sprecarle. Ha fatto scappare due fidanzate che cercavano qualcosa di più e non è stato abbastanza bravo da trovarne altre. Gianni è lento e lo sa, un po' se ne vergogna, ma almeno è abbastanza onesto da ammetterlo con se stesso e con gli altri.
Non oggi però.
Questa serà è stato un fulmine, un guerriero. Nessuno ha potuto fermarlo, ha annichilito gli avversari e zittito i compagni. Non ha sbagliato nulla.
Quattro secondi.
Una sola possibilità rimasta.
Gianni scatta, i muscoli delle gambe gli urlano di smettere e lui li doma rabbiosamente. Obbediscono ancora e lo spingono proprio dove voleva, passa accanto a Luca e sfruttando la sua velocità riesce a girargli intorno seminando quel ridicolo ragazzino che avrebbe dovuto fermarlo. Non per nulla lo chiamano “il topo” proprio perché trova sempre un buco in cui infilarsi.
Sente una fitta leggera alla spalla sinistra, la ignora e termina il movimento a mezzaluna. È da solo.
Ha ormai perso la cognizione del tempo, vive in un universo strano fatto di immagini rallentate e suoni ovattati, ma è lucido, cosciente come mai prima di quell'istante. È tutto bianco intorno a lui, si sente bene, è perfetto, l'uomo giusto al momento giusto.
Raggiunge il punto prefissato e lei è lì che lo aspetta, galleggiante a mezz'aria. La afferra con gentilezza usando la mano sinistra e la protegge con l'altra, poi salta più in alto che può.
Un dolore atroce gli esplode ancora nella spalla e si diffonde imperioso anche nel petto, ma la forza datagli dal bianco è tale che quella sofferenza non lo fermerà. Da quanto ha smesso di respirare? Un eternità, forse da sempre.
La lascia andare.
Cade all'indietro ma non toccherà mai terra. Lei è sempre più lontana ed è così bella da farlo quasi piangere. Ripensa a quel fottuto dottore e al suo ordine categorico, il suo giudizio non ha più importanza ormai, ha deciso da tempo cosa fare.
L'ultima immagine che vede Gianni prima di morire è trionfante, la palla migliore della sua vita che insacca il canestro con un leggero ciuff.
« Ho vinto. »
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#9] Descrizione di un attimo 07/06/2010 11:01 #93

DESCRIZIONE DI UN ATTIMO di maxmara


“Esprimi un desiderio!”
“Già fatto!”
“E sarebbe?!?!”
“Nah… se te lo dico, poi non si avvera!”

A 18 anni i ragionamenti non fanno una piega. Cioè, magari la fanno, ma è semplice, elegante e sbarazzina, come la frangetta che ti copriva gli occhi, Giada. Eri sempre stata così, vispa e allegra, brava e solare, diligente ma alla mano. La puzza sotto il naso non aveva certo domicilio in te, e nemmeno ci passava i weekend. Semplicemente eri bella, intelligente e genuina.
Eri, appunto. Una volta. Quando Sarno non era ancora stata coperta dal fango, quando Pantani affrescava il suo capolavoro sul Galibier, quando Rifondazione provocava la caduta del governo, quando John Frusciante rientrava nei Red Hot, quando i ragazzi giocavano a pallacanestro e calcetto mentre le ragazze si sognavano provette Heidi Klum e spettegolavano sul fidanzatino della Giuliona e sulle neonate basette del Bargilli.
Non sembrerebbe passato così tanto tempo rispolverando i ricordi; ma vedere i fisici scolpiti dalla pubertà, ,le barbe improvvisamente comparse e fondotinta a profusione porta alla realtà, agli anni che passano e lasciano un segno, una scia. E’ una semplice traccia sull’aspetto esteriore, su quel corpo che è solo l’involucro delle emozioni, di solito; altre volte il solco del tempo è più profondo, è una scia che segna dentro e lacera l’anima.
Per te, Giada sorridente, era così, un mutamento interiore; le colpe esistono? A volte le si cerca a tutti i costi, cercando di rispondere a domande che risposte non ne hanno, a quesiti irrisolvibili; per te le colpe erano molteplici. Di chi t’aveva messa al mondo per poi fuggire, di chi t’aveva cresciuta sotto una finta cappa d’amore e di speranza, di chi una volta sviluppata ti ha strappata alle tue radici.
Grazie a loro per le situazioni imbarazzanti, per i trasferimenti, a destra e a manca, per essere sbattuta di qua e di là, come un tappeto, come una pallina da tennis;grazie per imbarazzo, disagio, vergogna, voglia di pace interiore; grazie per la paura, per le masturbazioni mentali; grazie per la frenesia quotidiana; grazie per l’anoressia. L’anoressia. Quella bestia che ti devia, che rende nemico ai tuoi occhi tutto ciò che ti dà forza, che ti aggredisce quando sogni di superare tutto. Lei, che ti ha strappato il sorriso, la luce negli occhi, il corpo da pin-up; lei, che ti fa maledire la torta del tuo compleanno, con le 18 candeline appena spente.
“Hai ragione, meglio che non ce lo dici, il desiderio è tuo!”
“Già! Scusate, ho bisogno di andare un attimo in bagno! Non ho più molta fame, la torta forse la mangio dopo…”

C’è il sole Giada, lo vedi? Sei maggiorenne ora, hai amici e parenti in casa, è un ottobre primaverile. Forse stavolta la vita ti sorride. Cosa c’è che non va nemmeno ora? Cosa emerge da quel solco nel tuo cuore, cosa c’è nella tua realtà interiore che anche adesso ti porta fuori dai binari?
Guardi la finestra. Ti ci siedi. Appoggi la mano tremolante al telaio. Fai forza su tricipiti e quadricipiti. Ti alzi in piedi. Sei ingobbita per non sbattere la testa. E adesso?
Il busto si abbassa, le ginocchia si piegano, le mani ondeggiano, i polpacci si contraggono, il baricentro scende, il peso è tutto sui talloni.
Poi un gemito. Una spinta. Le mani che scattano in avanti. Le gambe che si stendono. I polpacci che si allungano. Le punte dei piedi che non spingono una ballerina col tutu, ma due giovani e grandi occhini tristi.
Urla attorno, grida, panico, sirene, barelle, ossigeno.
Non eri invincibile, eh no, ma eri forte. La tua battaglia non doveva finire così. La realtà ti ha sopraffatta.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#9] Descrizione di un attimo 07/06/2010 11:02 #94

DESCRIZIONE DI UN ATTIMO di Gnappo1983



Un attimo è lei che scende dalla macchina,
che ti guarda e sorride prima di superare il cancello di casa.
E' lei che saltellando sale i gradini e che saluta con la mano prima di chiudere il portone.

Un attimo è quanto dura la corsa in macchina per tornare a casa
pensando alle sue mani fredde. ai suoi occhi così intensi da perdersi dentro,
così caldi da gelare il respiro.

Un attimo sono le serate come questa a tirar tardi sotto casa tua,
sono le risa che appannano il vetro,
sono le parole che non ti ho detto.

Un attimo è il brivido che corre lungo la schiena ora che so che mi stai pensando,
è un dolce pensiero prima di addormentarsi,
è un foglio che bianco più non è.

Un attimo è il ricordo di un'emozione senza tempo,
un attimo ancora è quello che io chiedo a te.
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#9] Descrizione di un attimo 07/06/2010 11:03 #95

DESCRIZIONE DI UN ATTIMO di gabbo93


In quella calda e afosa sera tinta dal nostro amato Tricolore,in quella sera del 9 Luglio 2006 ci fu un attimo che credetti un' eternità,che tutti credemmo un' eternità.Lo sguardo concentrato sullo schermo,gli occhi sicuri di vincere,il sudore che scendeva copioso ed inarrestabile,la brama di essere i migliori,noi,da molti chiamati pizzaioli,da altri chiamati mafiosi,noi, che finalmente potevamo prenderci la rivincita su tutti.
Eccolo, Grosso, che con la sua rincorsa con un' andatura lenta e spossata da quegli interminabili 120 minuti di partita, ci fece sognare,trattenere il fiato tutti abbracciati;poi l' impatto col pallone,in cui tutti tremammo,non si sa se di gioia o di paura di sbagliare;infine il goal, che ci fece urlare a squarcia gola quella frase che dal 1982 nessuno di noi aveva più ripetuto...
Quanto durò quel rigore? Un minuto? Un'ora? Un giorno? Un' eternità?
No, durò un attimo!
Un attimo che mi fece sobbalzare,che mi provocò brividi gelati lungo la spina dorsale,che mi fece dimenticare tutti i problemi della vita,che mi rese la persona più felice del mondo.
Un attimo che non mi scorderò mai!!!
Marco

"Midnight is where the day begins."

Re: [#9] Descrizione di un attimo 07/06/2010 11:05 #96

DESCRIZIONE DI UN ATTIMO di marcoslug


L’autobus è un puntino arancione che si avvicina minaccioso e si ingrossa ogni secondo di più. Zoomo sul numero in testata: trentacinque, è il mio. Salgo a stento, facendomi leva su una vecchia megera con un carrello della spesa di tela, che mi sputa addosso parole di intolleranza.

- Signor Sabatini, lei sa di tutta la considerazione che le abbiamo sempre riservato.
- Mm.


Mi posiziono al centro dell’autobus doppio, dove c’è la giuntura elastica. Scherzando, dicevo a Carlo che questo è un mio modo empatico di vivere l’autobus, di seguirne fisicamente l’andamento sinuoso, di attorcigliarmi con esso. Oggi è più una questione di deformazioni e autolesionismo.

- Signor Sabatini, lei è un uomo di responsabilità, se lo ricordi. Lei deve essere orgoglioso di tutto quello che ha fatto per l’azienda! Il suo lavoro è stato preziosissimo.
- La ringrazio, dottore.


Una curva presa un po’ troppo sportivamente dall’autista mi fa sbalzare in avanti e finisco per piombare addosso ad un signore sulla cinquantina che sta leggendo un libro. Per quanto mi sforzi non riesco a metterne a fuoco la copertina; leggo frasi confuse come «le rondini volano basso» e «assolutamente provvisorio». Mi viene da vomitare.

- Signor Sabatini, lei sa che le esigenze di un’azienda col tempo cambiano. Le nuove tecnologie che avanzano, i new media… E poi ci sono dei bilanci da far quadrare, lo sa questo signor Sabatini?
- Me ne rendo perfettamente conto, dottore.


È già il momento di scendere e mi trascino stancamente verso l’uscita, premendo in modo, presumo, infantile tutti i pulsanti prenota-fermata che mi capitano sotto mano. Salto i due gradini con un gesto piuttosto goffo, andando ad urtare volontariamente la vecchia megera di prima.
- Ancora lei, ma allora è un vero e proprio maleducato! Vergogna!
Adoro fare il cattivo senza dovermi sentire in colpa.

- Signor Sabatini, come dire, lei non rientra propriamente nei piani aziendali futuri. Dobbiamo, come dire, correggere il tiro, inquadrare nuovi target.
- Mah…
- Ma lei ha un futuro roseo davanti, signor Sabatini! Mi creda, sono invidioso di lei.


Il futuro roseo di cui parlava il carissimo dottor Morozzi ha una gamma ristretta di eventualità: una doccia, le ciotoline dei gatti da riempire, un po’ di noioso zapping, un ascolto distratto di Amnesiac dei Radiohead, che ci sta veramente a pennello, e poco altro.
Una voce dall’altra parte della strada interrompe i miei ragionamenti in bassa frequenza – Ehi Guido, come va? Stasera sei a cena da me! E non fiatare.
Costanza, casual e simpaticamente vitellona come sempre, si sta proteando dall’altra parte di via Pistoiese, il corpo teso in una specie di inchino. Faccio un cenno di assenso, stando attento a non sembrare né troppo scocciato né troppo entuasiasta. Ho una folgorazione: avvisto un bidone dell’immondizia e ci butto dentro la borsa a tracolla da lavoro con dentro tutti i fogli, e le cartelline, e la cancelleria, dati gentilmente in dotazione dall’azienda.
Alzo gli occhi al cielo; le rondini volano a mezz’aria tutto sommato.
Marco

"Midnight is where the day begins."
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