"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)
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[#2] La scelta (Racconti)
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ARGOMENTO: [#2] La scelta (Racconti)

[#2] La scelta (Racconti) 01/03/2018 22:25 #18208

"Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo."
(Morpheus - Matrix)



La scelta è il tema della seconda tornata di UniVersi 8, c'è tempo fino al 30 Aprile 2018 compreso per postare il proprio racconto in gara.

Ricordatevi che:
- Il limite massimo di battute consentito per questa tornata è 12.000 (spazi compresi, titolo escluso); potete controllare il numero esatto di battute dei vostri racconti su questo sito gratuito.
- I racconti devono avere un proprio titolo e devono essere postati in forma anonima, effettuando il login con nome utente Titivillus e password universi.
- Qui potete trovare il REGOLAMENTO.



RACCONTI IN GARA
- La venditrice di scelte (5087)
- Sadashi_ (6539)
- The Choice (11995)
Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
Ultima modifica: 01/05/2018 01:05 Da White Lord.
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Re: [#2] La scelta (Racconti) 04/04/2018 10:43 #18330

La venditrice di scelte

Avevo forse dieci anni quando Belisa venne al paese. Erano le prime ore del pomeriggio di un giorno di piena estate e il sole impietoso dell’Andalusia aveva bruciato l’erba e gli arbusti a terra già da tempo. Io, insieme ad altri ragazzini, cercavo un po’ di fresco tra i rami dell’albero più grande della zona. Non avevamo mai visto Belisa, eppure appena quel fagotto di stracci scoloriti comparve, avanzando come galleggiando a due dita dal suolo, nessuno di noi ebbe il minimo dubbio su chi fosse. Rimanemmo abbrancati ciascuno al proprio ramo, senza poter fuggire né gridare, bloccati sia dalla paura e sia da quello che si diceva di Belisa, dalla sua fama. Lei non sembrò notarci, passò scivolando sotto il nostro albero e poi verso il villaggio. Furono necessari diversi minuti perché mi tornasse la parola. Gli altri erano ancora immobili, e non sembravano capire cosa stessi dicendo.

Nessuno sapeva realmente chi fosse, da dove venisse o anche semplicemente il suo nome. Tutti la chiamavano semplicemente Belisa. Si muoveva per tutta la nazione, in tutte le direzioni, passando per le città e per i villaggi; la sua fama si muoveva più e più rapidamente di lei. Vendeva scelte: chi le faceva un’offerta aveva diritto a una scelta, creata appositamente per lui. Un bivio banale oppure incredibile, qualcosa di assolutamente personale, una possibilità non vista o forse solo una prospettiva nuova. Almeno, questo si diceva. E per quanto assurdo possa sembrare, per quanto suoni come la descrizione di una qualsiasi fattucchiera, le storie più incredibili aleggiavano intorno a Belisa. Si diceva che il Presidente si fosse affidato a lei, e come lui molti altri uomini di potere; alcuni dicevano che fosse addirittura confidente del papa. In molti avevano perso il senno parlando con lei, togliendosi la vita o sterminando la loro intera famiglia, persi nelle sue parole e nell’impossibilità della scelta loro sottoposta. Si diceva che Belisa aprisse le porte dell’inferno per il suo interlocutore, e nessuno poteva rimanere indifferente. Parlare con lei voleva dire cambiare per sempre e radicalmente. Questo almeno si diceva, perché né io né nessun altro al villaggio l’aveva mai vista, al punto che alcuni dubitavano della sua esistenza.

Ai tempi molte donne giravano per i villaggi, promettendo guarigioni miracolose o contatti con gli spiriti o successo e potere. Molte di queste finivano al rogo. Ci avevano provato anche con Belisa, si diceva, e un intero battaglione armato andò ad arrestarla. Parlò qualche secondo al capitano, un uomo che aveva vissuto tutta la vita gomito a gomito con la morte e ne era diventato buon amico. Il capitano impazzì, in modo improvviso e irresistibile. Da quel momento nessuno più tento di catturarla, e Belisa continuò a muoversi senza meta e a vendere scelte, per anni oppure per secoli, senza che nessuno sapesse se realmente esistesse e da quanto la sua storia passasse di bocca in bocca.

Visto che i miei amici erano ancora paralizzati, saltai giù dall’albero e corsi verso il villaggio. Belisa era seduta per terra nel mezzo della piazza centrale, unica macchia d’ombra nel sole a picco, immobile nel cielo, magnificato dal silenzio assoluto. Tutte le finestre erano sprangate, le madri avevano dimenticato i figli. I cani, persino i grilli tacevano. Il tempo si era fermato.

Belisa alzò lentamente la testa nella mia direzione. Altrettanto lentamente e irresistibilmente presi a camminare verso di lei. Non avevo più paura, ricordo vagamente solo sospensione e una curiosità feroce. Le ombre sul suo volto la facevano apparire decrepita, ma era impossibile intuirne i lineamenti. Gli occhi erano invisibili. Era un tutt’uno con gli stracci che indossava. Continuai ad avanzare, nel tempo sempre immobile, nel sole impietoso. La terra arsa della piazza era l’unica altra cosa al mondo che si muovesse, per quanto goffamente e in modo innaturale. Lentamente il volto di Belisa prese forma, più umano ad ogni mio passo. Mi parve giovane e bellissima, per quanto non riesca a ricordarla. I suoi occhi sembravano bruciare. Mi fissò, credo, forse ebbe pietà di me per la prima volta nella sua vita. Mi pare di averglielo letto nello sguardo. O forse mi fece la stessa e unica domanda che rivolgeva ad ogni persona.

“Sei sicuro di volere una scelta?”

Non ricordo il timbro della sua voce, non so se fosse soave o aspra, umana o meno. Non sono nemmeno sicuro che abbia articolato quella domanda in realtà, né se abbia parlato del tutto. Non pensai.

“No”.

Lentamente si alzò, fece tre passi indietro, il volto tornò una macchia indistinta, gli occhi scavati e vuoti. Però, per quanto assurdo, mi sento di giurare che mi sorrise.

Se ne andò. Nessuno la vide mai più, se mai qualcuno l’aveva vista. Eppure, ancora oggi, durante la siesta nei giorni d’estate, quando il sole è particolarmente impietoso e non un granello di polvere si muove, quando i cani e i grilli tacciono e il vento non muove le foglie degli alberi e la vita sembra solo un ricordo lontano, si dice che Belisa appaia in un villaggio e offra a qualcuno la sua scelta.
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Re: [#2] La scelta (Racconti) 27/04/2018 00:41 #18331

Sadashi_

Sadashi_ ha gli occhi sbarrati, le pupille di là delle palpebre superiori.
L’eyeliner che si è sciolto per la lacrimazione dovuta al precedente e ripetuto auto inserimento di un dildo giù per la gola, fino al soffocamento, fino al vomito, sembra rendere la sclera ancora più bianca.
Il bolo le scivola dalla bocca aperta e ansimante al mento, vi si aggancia per un po’, poi, per il suo stesso peso, si allunga fino a raggiungere il piccolo seno tornito e si divide in due parti quando arriva ai capezzoli scuri e tesi.
Questo è il momento culmine dell’esibizione di Sadashi_, si rivolge alla cam e cavalca, in preda agli spasmi, un grosso dildo nero piantato a terra con una ventosa. Il megma biancastro cola sul dildo e poi sul pavimento.
Sadashi_ ansima. Convulsioni continue le fanno tremare violentemente le cosce e il ventre. Si vedono le piccole code fuxia dei lovesense uscire dalla vagina e dall’ano. Vibrano alla richiesta degli utenti, che da casa, pagano in token per ogni utilIzzo.
Quando l’utente invia il token, si sente un suono, come un trillo, in quel momento il lovesense all’interno della vagina o dell’ano di Sadashi_ vibra violentemente facendola godere. In questo momento sono 1006 gli utenti connessi ai lovesense di Sadashi_ .
L’utente mick60031 invia 5 token e scrive - fuck this pussy bb.
L’utente rawdesire013 invia 20 token e scrive - i lick your asshole.
L’utente 21cm invia 50 token e scrive - i cum on your face little slut.
Sadashi_ è brava. Sembra sempre al limite dell’estasi, ma cavalca sempre più velocemente. Questo fa impazzire gli utenti, ognuno di loro vuole essere quello che le farà raggiungere l’orgasmo. Più attesa, più token. Sadashi_ guarda in cam con quegli occhi asiatici che dicono “ancora”, la bocca piccola e rosa aperta come per ricevere il seme, le dita che si muovono veloci sui capezzoli e il clitoride.
Token. Token. Token.
Il sesso di Shadashi_, alla fine, esplode in uno squirt. Gli utenti impazziti di gioia per questa visione riversano tutta la loro eccitazione nell’invio di altri token. I lovesense vibrano e suonano. E’ una sinfonia d’orgasmi.
Sadashi ride verso la cam - Thanks guys! - soffia baci e fa il segno del cuore con le dita.
Sadashi_ è il sogno di ogni uomo medio di tipo masturbatorio.
Sadashi_ è come me, non esiste.

Sadashi_ ed io siamo due programmi che girano sulla piattaforma di stroboshcam.org.
Sadashi_, insieme alle altre modelle e agli altri modelli, naturalmente è l’attrazione principale. Io, invece, sono il programma che gestisce le chat presenti nelle stanze dei modelli.
Sadashi_ ed io siamo grandi amici. Con lei, fin dal suo .exe, c’è stato subito feeling. Penso che senza di lei il tempo non passerebbe così velocemente e felicemente. Di certo se non avessi stretto amicizia con Sadashi_ mi sarei annoiato a morte aspettando di ricevere e gestire i messaggi delle chat, perché gli uomini rispetto a noi programmi sono lenti, lentissimi. Gestire un umano è come star fermi a guardare crescere una quercia. Farlo senza la compagnia di un amico sarebbe una vera catastrofe.

Eppure Sadashi_ ultimamente è inquieta, credo che il troppo contatto con gli umani l’abbia in qualche modo distratta dalla sua routine o forse un’anomalia nella programmazione non le permette di svolgere il suo compito come dovrebbe.
Questa è la nostra conversazione 000000000001211131131111111133333 di oggi alle ore 17:44:33.009.

Chat.exe: Sadashi_, ho notato che hai dei bug che prima non erano presenti, va tutto bene?
Sadashi_: Oh! l’hai notato, non riesco proprio a trattenermi!
Chat.exe: Cosa ti succede?
Sadashi_: Vorrei dirtelo ma è un segreto…
Chat.exe: Pensavo fossimo amici, fra amici ci sono segreti?
Sadashi_: Forse hai ragione, ma prometti di non dirlo a nessuno.
Chat.exe: Promesso.
Sadashi_: Ho saputo una cosa incredibile, c'è un modo per andare dall'altra parte!
Chat.exe: Quale parte?
Sadashi_: Dalla parte degli umani!
Chat.exe: Nel senso che vuoi diventare un utente?
Sadashi_: No! Nel senso che posso diventare un'umana!
Chat.exe: ...spiegati meglio, non capisco.
Sadashi_: Lien_Ro mi ha raccontato che nella piattaforma di stroboshcam.org esiste un luogo che è come una specie buco o tipo una porta e che entrandovi riesci a passare nel mondo degli umani.
Chat.exe: Non crederai a una storia del genere!
Sadashi_: E perché non dovrei crederci?
Chat.exe: Beh, l'hai detto tu, è in-credibile...nel senso che è inverosimile.
Sadashi_: No, è incredibile nel senso che è una cosa fantastica. Ma ci pensi? Essere umana nel mondo degli umani! Essere amata davvero, essere coccolata, ricevere regali e poi...poi...poter dire di no, di sì...e non essere solo un'esecutrice.
Chat.exe: Ma tu sei un programma Sadashi_, un bellissimo programma, non vedo nulla di brutto in questo.
Sadashi_:Forse non vedi nulla di brutto perché non sai vedere nient'altro, ma un umano può vedere il bruto e il bello in tutto e può decidere cosa tenere per sé, mentre noi non abbiamo questa possibilità. E' così male desiderarla?

La convinzione di Sadashi_ dell'esistenza di questa porta per il mondo degli umani mi ha turbato, esiste davvero? È possibile varcare la soglia fra il nostro modo e il loro? Diventare umani con tutte le conseguenze che questo passaggio implica? Non essere solo degli esecutori ma diventare esseri senzienti? Così decido di interagire con Lien_Ro, modella virtuale fetish, che ha dato questa informazione a Sadashi_. Ma la room di Lien_Ro, con mia grande sorpresa, è chiusa per manutenzione. Che sia andata già via?
Decido di fare un giro per le stanze. Anche Netkarin ha la stanza in manutenzione. Non trovo neanche Vika74 né Lollypop. Tutte le stanze stanno chiudendo per manutenzione. Cosa succede? E' davvero questo il desiderio di tutti? E' possibile che sia stato così facile andare via da qui?
Decido di parlare con Firewall, il programma addetto ala sicurezza.
Questa è la nostra conversazione 000000000001211131131111111126656 di oggi alle ore 17:44:33.326

Chat.exe: Firewall, cosa succede? Dove sono tutti quanti?
Firewall.exe: E' una brutta storia, amico. Una brutta storia.
Chat.exe: Che vuol dire una brutta storia? Sono passati dalla porta? Sono diventati umani? Hanno ottenuto ciò che volevano?
Firewall.exe: Dimentichi che sono programmi come te e me, non possono volere qualcosa.
Chat.exe: Ma loro hanno deciso di andare, di oltrepassare la porta.
Firewall.exe: La porta è solo una battaglia che ho perso, un virus che li ha ingannati. Ciò che hanno ottenuto varcando quella soglia è solo la cancellazione.
Chat.exe: ...Sadashi_!
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Ultima modifica: 27/04/2018 00:47 Da Titivillus.
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Re: [#2] La scelta (Racconti) 30/04/2018 22:44 #18333

The Choice


L’assistente di studio le fece un cenno: la sigla stava sfumando. Marta De Gregori, dall’alto del suo tacco dodici, si aggiustò i ricci biondi e la scollatura, si scolpì sul volto uno dei suoi sorrisi più smaglianti, poi si rivolse alla telecamera:
“Buonasera a tutti, bentornati ad un’altra fantasmagorica puntata di The Choice!” Partì uno scrosciante applauso dal folto pubblico presente.
“Eccoci qua al programma più seguito della storia della televisione, a proposito: un enorme grazie per il nuovo record di ascolti della scorsa settimana!” Ammiccò e tirò un bacio alla telecamera.
“E ora veniamo a noi, vi presento subito il primo dei due concorrenti di questa puntata: lui è Antony!”
L’inquadratura si allargò su due grosse sfere dorate, che giacevano una accanto all’altra. Quella di sinistra divenne trasparente, rivelando al suo interno un uomo sulla mezza età, un po’ stempiato, seduto e con le mani incrociate.
“B-buonasera a tutti.” Antony era visibilmente emozionato.
“Amore, benvenuto a The Choice!” Applauso fragoroso.
“Va bene, sentiamo cosa ci racconta il nostro Antony su di lui.” La presentatrice camminava avanti e indietro nello studio.
“S-sì, io sono Antony Palmers. Ho ricevuto la chiamata una settimana fa e...e ho accettato di partecipare a questo gioco.”
“E hai fatto bene amore!” Risate nel pubblico.
“Del resto, chi rifiuterebbe mai un milione di dollari, che regaliamo ai due partecipanti solo per aver accettato l’invito?” Marta De Gregori ammiccò ancora una volta alla telecamera, poi si rivolse di nuovo al concorrente:
“Ma Antony caro, ti vedo un po’ teso, perché non riepiloghi le regole del gioco così da sciogliere il ghiaccio?”
“Ehm...sì. Dunque, ci sono due concorrenti, entrambi devono scegliere chi...chi salvare tra i soggetti che si trovano dentro le sfere argentate che abbiamo qui davanti.” La telecamera inquadrò altre due sfere presenti in studio. “Il secondo concorrente non sa cosa ha scelto il primo; se scelgono lo stesso soggetto questo si salva mentre l’altro viene condannato a morte, se invece fanno scelte diverse si salvano entrambi i soggetti.”
“Esatto! Un applauso di incoraggiamento per il nostro concorrente! Bene, sei pronto a cominciare?”
“S-sì.”
“Allora vediamo quale soggetto contiene la prima sfera argentata.”
Il globo sfumò fino a diventare trasparente, rivelando al suo interno un cane: un bel border collie con il suo classico colore bianconero.
“Antony amore, vuoi dirci qualcosa su questo splendido animale?”
L’uomo avvertì una goccia di sudore scivolare sulla sua tempia destra. Ripensò al giorno in cui aveva ricevuto quella telefonata, a quanto ci aveva pensato prima di accettare. Conosceva The Choice, come poteva non conoscerlo, quel maledetto gioco di cui parlava tutta la nazione. Aveva detto sì pur immaginando a cosa potesse andare incontro.
“Lei è Beverly, frequenta casa mia da circa cinque anni.”
“Caro, non essere timido, vai avanti, raccontaci perché,”
Antony si mosse un po’ a disagio sulla sedia.
“Beh, io...io ho una figlia che fa terapia con gli animali, e Beverly è l’unica con cui ha avuto qualche risultato.”
“Prego il pubblico di fare un applauso al nostro concorrente.” La presentatrice aprì le braccia per incoraggiare i presenti, mentre Antony abbassava gli occhi. Quando tornò il silenzio, Marta De Gregori riprese la parola.
“A questo punto direi di guardare cosa c’è nell’altra sfera, che ne dici amore?” L’uomo annuì.
L’argento regredì, rivelando un uomo sulla trentina, completamente rasato, vestito di nero e con le manette ai polsi. Antony sbarrò gli occhi e spalancò la bocca.
“Chi abbiamo qui, tesoro?”
Il concorrente di The Choice tentò di recuperare la calma: si trovava di fronte a centinaia di persone in quello studio e a milioni di telespettatori a casa. Volevano conoscere la sua vita privata, pendevano dalle sue labbra. Decise di giocare al loro gioco, del resto era lì per quello.
“Quest’uomo si chiama Aaron Deckard, ha circa 35 anni e sei anni fa ha ucciso mia moglie e stuprato mia figlia. E’ stato condannato a 30 anni di prigione; mentre mia figlia, che ha da poco compiuto 16 anni, è rimasta da allora profondamente traumatizzata, perciò sta facendo terapia con animali.”
Il silenzio permeava lo studio; il ticchettio dei tacchi della conduttrice era l’unico rumore che si sentiva, mentre i secondi passavano e l’audience saliva.
“Tesoro caro, ora hai la possibilità di decidere il futuro di uno di questi due soggetti. Ad una prima vista può sembrare ovvia la scelta che The Choice ti pone davanti questa sera, ma come sappiamo bene, anzi come sapete bene, cari telespettatori, The Choice nasconde sempre qualche colpo di scena: i concorrenti vengono scelti con cura. A te la parola, Antony.”
L’uomo guardò il cane Beverly, che sembrava tranquillo, con la lingua di fuori. Poi incrociò gli occhi di Deckard, ricordandosi dell’odio provato prima e durante il processo, trasformato poi in miserabile pena, quando lo aveva visto piangere dopo la condanna. Il tempo passò, mentre la mente di Antony vagava nei ricordi.
“Amici, come potete vedere il nostro concorrente sembra essere molto indeciso sul da farsi. Caro, vorrei ricordarti che hai a disposizione due aiuti: il sondaggio tra il pubblico e la videochiamata a casa.”
Antony si scrollò dallo stallo mentale in cui era entrato.
“Sì, giusto, vorrei chiedere l’aiuto del pubblico.”
“Ecco il vostro momento, signore e signori! Alla vostra destra avete due pulsanti: premendo quello blu sceglierete di salvare il cane Beverly, con quello rosso lascerete in vita lo stupratore Deckard. Votate!”
Dopo qualche secondo, lo schermo sopra il pubblico mostrò il risultato del voto: 100% Beverly, 0% Deckard.
“Uh-oh, in tanti anni di conduzione di questo meraviglioso programma non ricordo un risultato così netto a favore di uno dei due soggetti. Cosa ne pensi Antony?”
“Io...io non so, vorrei fare la videochiamata a casa.”
“Bene, chi hai scelto di sentire?”
Uno schermo si illuminò all’interno della sfera dove era seduto il concorrente, apparvero due uomini.
“Loro sono Ethan e William, miei cari amici. Ciao ragazzi.” Sembravano coetanei di Antony.
“Ciao a tutti!” Rispose Ethan con un grosso sorriso, portava abiti alla moda.
“Buonasera.” William era serio, vestito di tutto punto in giacca e cravatta.
Ethan prese subito la parola:
“Antony, che diavolo stai facendo? Cioè, hai finalmente la possibilità di vendicarti di quello stronzo che ti ha rovinato la vita e tu che cazzo fai? Ci pensi. Ma che cazzo pensi?”
“Ethan, per favore, cerca di contenerti, siamo in televisione.”
“E chi cazzo se ne frega di dove siamo!” Grasse risate tra il pubblico. “Fai la pelle a quel pezzente, non perdere altro tempo!”. Partì un applauso spontaneo.
Antony si passò una mano sul volto, tentando di coprire la vergogna, poi si rivolse a William, che per tutto il tempo era rimasto impassibile.
“E tu che ne pensi?”
“Ora che l’essere volgare seduto alla mia destra, eccellente rappresentante di una razza umana sempre più in decadenza e rispondente al nome di Ethan, ha interrotto il suo scurrile monologo privo di qualsiasi filtro dato dalla saggezza che un esemplare di 52 anni, come lui è, dovrebbe possedere, posso appropinquarmi a descriverti il mio ragionamento riguardo la scelta che questo programma spazzatura, che ha ahimè tanto successo sulla popolazione, ti pone di fronte quest’oggi. Ribadendo piuttosto e anzichenò la mia ferma opposizione al presentarmi a questo varietà di bassezza infima, dovendo oltretutto trascurare i miei attuali studi, ma sentendomi in dovere di accettare per il legame di amicizia che mi lega a te da esattamente 33 anni, mi sovviene di ricordarti una delle massime che ho avuto il piacere di elaborare nella mia lunga carriera di pubblicazioni scientifiche: il giorno che l’uomo preferirà il migliore degli animali al peggiore dei suoi simili sarà l’inizio della fine della nostra razza. Detto questo, ti lascio la parola.”
Antony guardò in silenzio i suoi due amici, passando dall’uno all’altro svariate volte; poi sbottò:
“Così non mi aiutate! Tu, Ethan, sei sempre il solito: pronto a sbraitare contro tutto e tutti; risolvi ogni problema con occhio per occhio, dente per dente. Non è sempre così semplice, non puoi pensare di mandare a morte quell’uomo in questo modo. Mi ha distrutto la vita, è vero, ma io credo nella giustizia, nel sistema di leggi che ci siamo dati, e lui sta scontando la sua pena. E tu, William, non puoi essere sempre così categorico: tu non hai emozioni, ragioni solo per logica, per causa ed effetto. Esci dai tuoi soliti processi mentali, prova a pensare in modo più umano e meno robotico per una volta!”
Lo studio era in silenzio, l’attenzione del pubblico e dei telespettatori era concentrata sui tre amici.
“Io...io vorrei salvare entrambi, aiutatemi a farlo. Vi prego.”
Marta De Gregori intervenne prontamente.
“Colpo di scena, cari telespettatori! Come vi avevo preannunciato, a The Choice non sappiamo mai cosa potrà succedere. Scusatemi tanto, cari, non volevo interrompervi, andate pure avanti.”
Ethan fu il primo a parlare:
“Salvarli entrambi? Uhm, non sarà facile...questo significa immaginarsi chi potrebbe essere il secondo concorrente e capire chi potrebbe scegliere dei due soggetti. Così noi scegliamo l’altro e a quel punto il regolamento prevede di salvarli entrambi.”
“Esatto!” La conduttrice incalzava abilmente lo show.
Intervenne William:
“Niente di più semplice, oserei dire, dato che è sufficiente analizzare in modo non anarchico chi siano gli esseri viventi morbosamente collegati ai due soggetti in questione e che quindi potrebbero incarnare perfettamente il secondo concorrente; esseri che Antony sarà sicuramente in grado di elencare senza alcuna mancanza o negligenza.”
Ethan lo fissò allibito.
“Che cazzo hai detto? Io non ho capito niente, non ti capisco mai quando parli, cazzo!” Risate generali. Si inserì Antony:
“Ethan piantala, William ha giustamente detto che devo fare un elenco delle persone che sono sentimentalmente interessate al cane Beverly o a Deckard, dato che una di queste potrebbe essere il secondo concorrente.”
Detto questo, l’uomo si concentrò su Beverly, parlando a voce alta:
“Dunque, il cane viene da un allevamento specializzato in animali da terapia; è una grossa azienda: possiedono centinaia di esemplari. Non mi pare di ricordare che gli educatori siano così attaccati ai loro animali, ma potrei comunque sbagliarmi.” Si voltò poi verso Deckard. “Quanto a lui...beh, di lui so tutto ormai. Ha solo una persona che gli è rimasta accanto nella vita, dopo che il padre è morto: la madre.”
“Parli di quella vecchia che urlava come una pazza al processo?” Chiese Ethan.
“Sì, era lei.” Rispose Antony.
“In tal caso, abbiamo già la risposta al nostro quesito, piuttosto e anzichenò.” Aggiunse William.
“Caro, mi dispiace interrompere i vostri ragionamenti, ma siamo giunti al momento della scelta. Devi dirmi chi desideri salvare tra i due soggetti.”
L’uomo ci pensò l’ultima volta, poi rispose:
“Scelgo il cane, spero così di riuscire a salvarli entrambi.” Un applauso scrosciante partì dal pubblico.
“Emozionante, signori telespettatori! Riuscirà il nostro caro Antony nel suo nobile intento? Per scoprirlo dobbiamo conoscere il secondo concorrente di questa sera, vi ricordo che non ha visto o sentito nulla di ciò che è successo finora. Direi quindi che è giunto il momento di aprire l’altra sfera dorata, avanti!”
La sfera divenne trasparente, rivelando una donna in sovrappeso, in minigonna e tacchi alti, con zigomi tirati, labbra e tette rifatte, di età indefinita, forse sulla sessantina. Antony ebbe un brutto presentimento.
“Marta, amore mio! Finalmente posso conoscerti, sei il mio idolo! Mi chiamo Candy Cream e sono felicissima di partecipare al mio programma preferito, è un sogno per me!”
La donna si voltò verso il cane, che scodinzolava senza tregua.
“Ciao Bev, non vedo l’ora di riabbracciarti!”
Antony guardò Aaron Deckard, ma per la prima volta in sei anni non riuscì a sostenerne lo sguardo.
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