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[#2] La scelta (Racconti)
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ARGOMENTO: [#2] La scelta (Racconti)

[#2] La scelta (Racconti) 01/03/2018 22:25 #18208

"Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo."
(Morpheus - Matrix)



La scelta è il tema della seconda tornata di UniVersi 8, c'è tempo fino al 30 Aprile 2018 compreso per postare il proprio racconto in gara.

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RACCONTI IN GARA
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Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
Ultima modifica: 19/03/2018 22:25 Da gensi.

Re: [#2] La scelta (Racconti) 04/04/2018 10:43 #18330

La venditrice di scelte

Avevo forse dieci anni quando Belisa venne al paese. Erano le prime ore del pomeriggio di un giorno di piena estate e il sole impietoso dell’Andalusia aveva bruciato l’erba e gli arbusti a terra già da tempo. Io, insieme ad altri ragazzini, cercavo un po’ di fresco tra i rami dell’albero più grande della zona. Non avevamo mai visto Belisa, eppure appena quel fagotto di stracci scoloriti comparve, avanzando come galleggiando a due dita dal suolo, nessuno di noi ebbe il minimo dubbio su chi fosse. Rimanemmo abbrancati ciascuno al proprio ramo, senza poter fuggire né gridare, bloccati sia dalla paura e sia da quello che si diceva di Belisa, dalla sua fama. Lei non sembrò notarci, passò scivolando sotto il nostro albero e poi verso il villaggio. Furono necessari diversi minuti perché mi tornasse la parola. Gli altri erano ancora immobili, e non sembravano capire cosa stessi dicendo.

Nessuno sapeva realmente chi fosse, da dove venisse o anche semplicemente il suo nome. Tutti la chiamavano semplicemente Belisa. Si muoveva per tutta la nazione, in tutte le direzioni, passando per le città e per i villaggi; la sua fama si muoveva più e più rapidamente di lei. Vendeva scelte: chi le faceva un’offerta aveva diritto a una scelta, creata appositamente per lui. Un bivio banale oppure incredibile, qualcosa di assolutamente personale, una possibilità non vista o forse solo una prospettiva nuova. Almeno, questo si diceva. E per quanto assurdo possa sembrare, per quanto suoni come la descrizione di una qualsiasi fattucchiera, le storie più incredibili aleggiavano intorno a Belisa. Si diceva che il Presidente si fosse affidato a lei, e come lui molti altri uomini di potere; alcuni dicevano che fosse addirittura confidente del papa. In molti avevano perso il senno parlando con lei, togliendosi la vita o sterminando la loro intera famiglia, persi nelle sue parole e nell’impossibilità della scelta loro sottoposta. Si diceva che Belisa aprisse le porte dell’inferno per il suo interlocutore, e nessuno poteva rimanere indifferente. Parlare con lei voleva dire cambiare per sempre e radicalmente. Questo almeno si diceva, perché né io né nessun altro al villaggio l’aveva mai vista, al punto che alcuni dubitavano della sua esistenza.

Ai tempi molte donne giravano per i villaggi, promettendo guarigioni miracolose o contatti con gli spiriti o successo e potere. Molte di queste finivano al rogo. Ci avevano provato anche con Belisa, si diceva, e un intero battaglione armato andò ad arrestarla. Parlò qualche secondo al capitano, un uomo che aveva vissuto tutta la vita gomito a gomito con la morte e ne era diventato buon amico. Il capitano impazzì, in modo improvviso e irresistibile. Da quel momento nessuno più tento di catturarla, e Belisa continuò a muoversi senza meta e a vendere scelte, per anni oppure per secoli, senza che nessuno sapesse se realmente esistesse e da quanto la sua storia passasse di bocca in bocca.

Visto che i miei amici erano ancora paralizzati, saltai giù dall’albero e corsi verso il villaggio. Belisa era seduta per terra nel mezzo della piazza centrale, unica macchia d’ombra nel sole a picco, immobile nel cielo, magnificato dal silenzio assoluto. Tutte le finestre erano sprangate, le madri avevano dimenticato i figli. I cani, persino i grilli tacevano. Il tempo si era fermato.

Belisa alzò lentamente la testa nella mia direzione. Altrettanto lentamente e irresistibilmente presi a camminare verso di lei. Non avevo più paura, ricordo vagamente solo sospensione e una curiosità feroce. Le ombre sul suo volto la facevano apparire decrepita, ma era impossibile intuirne i lineamenti. Gli occhi erano invisibili. Era un tutt’uno con gli stracci che indossava. Continuai ad avanzare, nel tempo sempre immobile, nel sole impietoso. La terra arsa della piazza era l’unica altra cosa al mondo che si muovesse, per quanto goffamente e in modo innaturale. Lentamente il volto di Belisa prese forma, più umano ad ogni mio passo. Mi parve giovane e bellissima, per quanto non riesca a ricordarla. I suoi occhi sembravano bruciare. Mi fissò, credo, forse ebbe pietà di me per la prima volta nella sua vita. Mi pare di averglielo letto nello sguardo. O forse mi fece la stessa e unica domanda che rivolgeva ad ogni persona.

“Sei sicuro di volere una scelta?”

Non ricordo il timbro della sua voce, non so se fosse soave o aspra, umana o meno. Non sono nemmeno sicuro che abbia articolato quella domanda in realtà, né se abbia parlato del tutto. Non pensai.

“No”.

Lentamente si alzò, fece tre passi indietro, il volto tornò una macchia indistinta, gli occhi scavati e vuoti. Però, per quanto assurdo, mi sento di giurare che mi sorrise.

Se ne andò. Nessuno la vide mai più, se mai qualcuno l’aveva vista. Eppure, ancora oggi, durante la siesta nei giorni d’estate, quando il sole è particolarmente impietoso e non un granello di polvere si muove, quando i cani e i grilli tacciono e il vento non muove le foglie degli alberi e la vita sembra solo un ricordo lontano, si dice che Belisa appaia in un villaggio e offra a qualcuno la sua scelta.
Fragmina verborum titivillus colligit horum
Quibus die mille vicibus se sarcinat ille.
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