"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)

U7-05: Collezionismo

L'infermiera di arturobandini

Gretchen tira su i collant e subito passa una mano sul nylon per essere certa che non siano rimaste grinze. Poi indossa uno degli eleganti tailleur che porta la domenica alla funzione, prima la camicetta, poi la gonna e infine la giacca. L’ha indossato per la prima volta quando ha partecipato alla festa per il suo pensionamento, ormai più di un anno fa. Le è costato un occhio, ma è valso ogni dollaro speso, poiché le sta alla perfezione e la fa sembrare più sofisticata di quanto non sia. Calza delle scarpe alla moda, con un tacco non troppo alto ma che le slancia le gambe in maniera miracolosa. Non resiste e cammina su e giù per la stanza da letto con uno scattante passo da modella.

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U7-04: Citazione 2

Ultimo di arturobandini

Ultimo camminava velocemente, risalendo il fiume, il quale più a valle si allargava in un grande corso d’acqua, placido e mai siccitoso, mentre ora era poco più di un ruscello. Scivolò sul terreno fangoso e quasi cadde dentro al greto con tutto il corpo. Per qualche istante, mentre tentava di riprendere l’equilibrio si specchiò e il suo riflesso lo fece sobbalzare. Ultimo aveva solo quindici anni e il suo aspetto sano gli provocava ogni volta dei sensi di colpa e delle perplessità senza risposta.
Riuscì a tirarsi su senza cadere in acqua e alzò la testa per osservare le Montagne verso le quali era diretto. Amava quei grandi ammassi di roccia, quelle enormi piramidi naturali. Le amava soprattutto perché a crearle non era stato l’Uomo, bensì una forza universale, la quale sarebbe esistita anche dopo la scomparsa dell’umanità così imperfetta e colpevole.
Ultimo scacciò i pensieri oscuri che ogni tanto entravano dentro la sua mente e ricominciò a muoversi, seguendo il letto del fiume. Continuò fino a mezzogiorno, poi si sedette e aprì lo zaino per prendere cibo e acqua. Era partito da Rifugio con una buona scorta alimentare, ma ora stava per finire. Era difficile trovare da mangiare qualcosa di sano in giro, specialmente quando si era in viaggio in terre sconosciute. In quel punto il fiume era pulito e poteva berne l’acqua, a patto di bollirla, ma di cacciare non se ne parlava ancora, non così vicino alla Città.

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U7-03: Sulla strada

Due strade di arturobandini

1

Carlo spinge forte sui pedali, regolare e costante, ora che la salita si è fatta impegnativa. Non c’è nessuno per strada, in questo pomeriggio domenicale, soleggiato ma fresco. Ha sempre adorato andare in bici alla fine di settembre, periodo in cui si è anche espresso al meglio dal punto di visto atletico. Ma oggi è una giornata particolare, uno di quei rari momenti di passaggio in cui potrebbe nuovamente sentirsi se stesso, oppure perdersi del tutto. E’ la prima volta da due anni a questa parte, in cui torna a salire su per un pendio, dopo il grave incidente a causa del quale ha rischiato di non poter più camminare bene come prima.
Carlo ora non sta pensando a niente, immerso com’è nella fatica. Ha sempre amato la bicicletta, fin da quando era soltanto un bambino. L’ha preferita agli altri sport, pur essendo atletico e coordinato, bravo sia a calcio che a pallavolo. La soddisfazione di domare una salita, di arrivare in cima e di girarsi per un attimo prima di scollinare, per dire alla strada “Ho vinto io anche questa volta”, non l’ha mai provata per un gol o una schiacciata. Neppure per la vittoria in una partita tirata.
Carlo affronta un tornante stretto e inevitabilmente perde velocità. Ora dovrebbe rilanciare, dovrebbe spingere al massimo per ritrovare il giusto ritmo. Ma per farlo non può che alzarsi in piedi sui pedali. Per lui è proprio questa la prova finale, la dimostrazione concreta che il suo corpo è tornato a rispondergli come prima dell’incidente.
“E se non ci riesco? E se il ginocchio si ribella?”

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U7-02: Citazione 1

Scampami dalla spada di Scarpax73

Quello è il mio capo che mi ha mandato qui. Mi dice vai che c’è il carico da portare, ma io ho le ferie dico e lui se ne fotte, mi dice la crisi e bisogna lavorare. E' così che va adesso, se hai un lavoro te lo tieni stretto e stai zitto. A quest’ora dovevo essere già tornato a casa e invece la neve mi ha bloccato. Ieri sera ho telefonato al capo e gliel’ho detto che l’autostrada era bloccata, lui mi dice di dormire nel camion nell’area di sosta che poi di mattina si può circolare, ma nel camion c’è un freddo che ti si gelano i piedi. Così sono andato in un motel che conosco, non è come dormire a casa, ma le stanze sono calde e le lenzuola pulite.

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U7-01: La partita

Cartolina di Drauen

Il tic tac dell'orologio finalmente sentenzia l'orario di fine giornata lavorativa. Esco con calma dopo aver timbrato il cartellino, con la mia borsa in mano e gli altri dipendenti che mi passano a fianco. Volgo per un attimo lo sguardo al cielo. E' primavera, le giornate si allungano, i fiori e gli uccelli ricominciano a vivere, io posso finalmente concedermi una passeggiata invece di usare i mezzi pubblici. Non che non potessi usare i miei piedi anche prima, ma l'atmosfera più tiepida risveglia i miei muscoli resi apatici dall'odiata stagione invernale.
La strada per casa mia non è lunga né trafficata, ma il marciapiede è sempre pregno di gente maleducata, di fretta o semplicemente sbadata. Preferisco allungare, fare il giro del quartiere, passare attraverso un parchetto maltenuto e ritrovarmi all'improvviso di fronte al cancello di casa mia. L'abitazione è piccola e vecchia, con un piccolo orto sul retro, ma è quel che mi basta. Ci abitarono i miei genitori prima di morire e io ci son venuto a vivere quando la mia ex moglie mi ha lasciato. Diceva che ero monotono, che non mostravo mai emozione per nulla, indifferente a tutti e con nessuna ambizione. Effettivamente la descrizione mi calza a pennello.
Mentre apro il cancello pedonale, cerco di prendere con le dita la corrispondenza inserita frettolosamente nella cassetta della posta. Apro il portone di casa, butto le buste sul tavolo, vicino alla tazza da latte vuota della mattina, e mi dirigo verso il frigo. Sento un rumore diverso dal solito, il lancio sbagliato o troppo forte deve aver mancato il tavolo e qualcosa è caduto a terra. Sul parquet rovinato, una cartolina ha fatto breccia infilandosi casualmente nella fessura tra un listello e un altro. La guardo, mi prendo una birra stappata la sera prima e mi siedo su una poltrona ornata da un fascio di luce filtrante tra le tende. La osservo di nuovo. Io non ricevo mai cartoline.
Mi decido ad alzarmi e prenderla. L'immagine mostra un tempio dorato immerso nel verde. Son sicuro di averlo visto in un documentario alla televisione, ma non ricordo il luogo, seppur sia sicuro dell'estremo oriente. La giro e vado diretto alla fine del messaggio per capire il mittente. Un sorriso fa capolino ad un lato delle mie labbra per poi scomparire rapidamente. Una smorfia che non si mostrava da anni, provocata dalla semplice firma di Riccardo.

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U6-09: Ventuno

Ventuno: l'ignoto ignorante istruito a collezionista di sfere di gensi


Una voce metallica e gracchiante che si sforzava di mantenere la calma cominciò a risuonare tra le stanze e i corridoi:

«Attenzione! Evacuare immediatamente l'edificio! Questa non è un'esercitazione!»

Nei canonici quindici minuti programmati, lo stabile s'era svuotato di tutto il contenuto d'esseri umani che lo popolava giornalmente.
Alla conta dei presenti mancava però uno dei dipendenti più importanti: era Mr. Greasepaint, un vero e proprio luminare che da anni conduceva ricerche segretate alle quali nessun altro poteva accedere.
Lo si vide fare capolino dall'ingresso principale poco meno di cinque minuti dopo la scoperta della sua assenza.
Sembrava piuttosto trafelato. Si mise a correre e ad urlare a squarciagola:

«Scappate! Non state qui! È pericoloso! Andate tutti il più lontano possibile, vi prego!»

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U6-08: La scalata imperiale

Il ciabattino Bhialik di scarpax

“E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parea s’era laico o cherco.”
Dante, Inferno, Canto XVIII


Fino all'età di sedici anni non avevo mai visto un paio di scarpe. Non era una cosa strana ai miei tempi vedere gente a piedi scalzi nella cittadina di Homusk. Del resto Homusk era un piccolo e povero villaggio lontano da ogni altro villaggio; così piccolo che quando passava un carro il cavallo che lo trainava ne aveva la testa già fuori quando il culo stava ancora nella piazza; così povero che mi ricordo ancora il giorno quando vidi l’ultimo pidocchio andar via, ma che volete, anche i pidocchi devono mangiare.
Eravamo poveri ma anche molto generosi, ci scambiavamo tutto quello che possedevamo: sporcizia, malattie e fame. La povertà non costa niente condividerla.
L’unica cosa che abbondava ad Homusk, che poi era la nostra principale fonte di cibo, era una bacca rossa che cresceva su cespugli spinosi. Noi la chiamavamo Tribulaskaja che letteralmente vuol dire: soffrire tre volte. Si soffriva per prenderla tra i rovi, si soffriva per ingoiarla a causa del suo gusto terribilmente amaro e si soffriva una terza volta per il suo tremendo effetto lassativo. La cosa che vedevi più di sovente ad Homusk era la gente correre, non perché fossimo sportivi, semplicemente andavamo il più velocemente possibile fuori dal villaggio, tra i rovi di Tribulaskaja, a liberarci l’intestino. Ora che ci penso questo nome vuol dire soffrire quattro volte.

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U6-07: Acqua

Inshallah di arturobandini

Talal non aveva mai visto uno spettacolo simile in tutta la sua vita. Pensò al suo villaggio in Cisgiordania, a come non gli fosse mai stato possibile allontanarsi legalmente per più di pochi chilometri dall'abitato. Questo perché suo padre era stato un agitatore politico ed era in carcere da più di quindici anni. Non l'aveva quasi conosciuto e di lui non aveva altro che i ricordi di bambino. Non avrebbe mai ottenuto i documenti per potersi trasferire, per poter viaggiare o studiare all'estero. Non poteva richiedere nemmeno quelli per lavorare in Israele, come persona di servizio o bracciante, tanto meno quelli per poter svolgere i lavori stagionali negli insediamenti. Non contava nulla il fatto che suo padre fosse stato iscritto a un partito o che avesse compiuto la sua attività sindacale alla luce del sole. Per il nemico era solo un terrorista.
Guardò ancora verso il basso e gli occhi vennero folgorati dai mille riflessi del sole sull'acqua nell'immenso bacino. Strinse le palpebre per il fastidio ma continuò a guardare oltre il parapetto di cemento, ammirato dalla quantità e dalla forza di quel liquido così raro nella sua arida terra. Inevitabilmente la sua mente andò a ricordare un episodio della sua infanzia, accaduto poco dopo l'arresto del padre.

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U6-06: La danza del selvaggio

Figlio dei selvaggi di Steve_vai_it
La voce di Edmund sembra provenire dal diaframma di un uomo stentoreo.

 

Bob Eko di Tavajigen
Tirò le due ultime boccate una dietro l’altra e spense la cicca con la suola, entrò nella sede societaria esalando fumo dalle narici. Quante ne aveva già fumate quel giorno, una dozzina?

 

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U6-05: L'esperimento

Forza pensiero! di Signor-BOH

Inizio esperimento: h 24.00 data odierna
Luogo: sorgente
Generale Tasos

Kylon lesse il telegramma e sprofondò sconsolato nella poltrona fissando con occhi vuoti la scrivania.
Lavorava orgogliosamente nel laboratorio chimico nazionale da 30 anni, ma da quando il generale Tasos fu nominato ministro della sicurezza nazionale, iniziò a detestare il suo lavoro. Non più studi su nuovi farmaci, ma ricerche segrete per creare una sostanza, una specie di “fiala della rivelazione” come era solito definirla il generale. La qualità della vita a La Canea, così come in tutto il Paese, non era delle migliori; la povertà aumentava, e molte erano le persone senza un tetto e senza la possibilità di mangiare. La corruzione dilagava, e il pugno duro delle forze dell’ordine spegneva facilmente sul nascere i pochi principi di ribellione. Kylon aveva sempre pensato che un popolo ridotto alla fame e alla miseria riuscisse ad unirsi e a ribaltare le cose, a migliorare la propria vita e quelle degli altri, ma Tasos, con astuzia e ferocia, aveva protetto per bene i colleghi e tutto il sistema. Aveva installato telecamere in ogni piazza e via, i mezzi di comunicazione erano sotto il controllo dello stato; pc, telefoni e mail erano sempre sotto osservazione, e il popolo si era abituato a vivere a testa china e con la convinzione che nulla sarebbe cambiato.

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