"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)

U5-04: Il popolo della notte

"NOTTE PRIMA DEI ROTTAMI" di gensi

Marco, classe 1964, nato a Lodi, un'adolescenza passata principalmente a Milano durante il periodo scolastico. Poi qualche lavoretto saltuario fino all'apertura della partita IVA ed alla decisione di diventare agente di commercio.
Un amico del padre, infatti, era appena diventato direttore commerciale di una società piuttosto importante ed affermata del settore dei prodotti abrasivi per metalli preziosi ed aveva bisogno di forze giovani per macinare chilometri e portare i propri prodotti quanto più lontano possibile sul territorio italiano.
Qualche anno dopo, quando il lavoro girava, incontrò Carolina, neo assunta negli uffici commerciali.
Le litigate e le incomprensioni furono molte i primi tempi al punto che Marco domandò ripetutamente al direttore amico del padre di non far più seguire i propri clienti da quella che definì "pazza psicopatica".

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che poco meno di dieci anni dopo, proprio Marco e Carolina, si sarebbero sposati. Lei aveva già cambiato lavoro da qualche anno mentre lui era rimasto in quella società che nel frattempo era stata comprata da una multinazionale tedesca.
Nonostante l'età piuttosto avanzata per gli standard di quelli della sua classe, erano arrivate anche due bambine.
Quando quest'ultime avevano rispettivamente 8 e 5 anni gli venne proposto di diventare Area Manager.
Marco accettò di buon grado.
Quel matrimonio e quelle figlie erano venute più per dovere sociale che per vero desiderio. Carolina l'era parsa come l'ultimo treno utile della vita ed era per questo che aveva fatto di tutto per evitare di farsela sfuggire. D'altronde consumarono la prima volta dopo una pesante ubriacatura d'entrambi e la stessa dichiarazione di matrimonio avvenne nell'antibagno della multinazionale tedesca e la risposta affermativa di lei fu, probabilmente, per le stesse motivazioni di lui. Era l'ultimo treno visto che Carolina ci teneva a diventare madre e la sua età, che tendeva più ai quaranta che ai trenta, aveva giocato un ruolo fondamentale nella decisione affrettata.

Marco passava così le proprie notti chiuso al cesso, unico luogo della casa rimasto a lui riservato. Si piazzava con il portatile che nel corso degli anni era diventato poi un Iphone ed infine un tablet e si ritagliava il suo tempo. Da quando era diventato Area Manager però, era riuscito ad averne molto di più. Doveva stare fuori settimane intere, fare molto presto al mattino ed alla fine, quel rapporto frutto più degli anni passati che d'un vero amore, aveva trovato anche un giusto equilibrio. A Marco non importava di avere altre storie o chissà cosa. Già avere una moglie così rompicoglioni e due figlie voleva dire avere più d'un problema. Inutile scervellarsi per cercarne altri. Semplicemente, questa nuova carriera che calzava a pennello con la necessità di guadagnare quanto più possibile per pagare il mutuo-macigno, era arrivata al momento giusto.
Da frustrato della notte Marco s'era trasformato in Manager con la voglia di scappare da tutto e da tutti.


Fabio, classe 1980, era nato e vissuto a Pieve Emanuele. Dopo le scuole dell'obbligo aveva deciso di lavorare con il padre nella sua carrozzeria non distante da casa. Quando si è giovani e si ha qualche soldo in tasca è facile ficcarsi in guai più grandi. Lui ne aveva avuto più d’uno con la droga. S’era messo a fumare e poi ad incipriarsi il naso e, per fortuna, era riuscito almeno fino a quel momento ad evitare di fumare l’eroina come stavano facendo altri della sua compagnia. Ma qualcosa cambiò in lui quando una sua cara amica, Lucia, morì di overdose. Nonostante non avesse più avuto molti rapporti con lei negli ultimi anni, il senso di colpa del non aver fatto nulla lo attanagliò al punto che decise di adoperarsi nel fare qualcosa di concreto per sdebitarsi col mondo.
Cominciò così a fare il volontario della Croce Verde sulle ambulanze. Diede la sua disponibilità principalmente per la sera e per la notte.
Quando capitava il sabato notte non passava ora che bisognasse intervenire proprio per aiutare ragazze e ragazzi in tutto e per tutto simili alla sua rimpianta amica Lucia.
Gente che si ubriacava, si faceva di acido e, nella migliore delle ipotesi, si lanciava in risse furiose che portavano solo ferite o leggere escoriazioni. Peggio erano gli incidenti in macchina per non parlare poi delle ragazze in preda all'ittero che necessitavano di donazioni urgenti per scongiurare il peggio. Per quanto lui provasse a spiegare ad ognuno di loro quanto era capitato a Lucia, si rendeva conto che nella vita ci vuole comunque molta fortuna. Perché le cazzate le facciamo tutti e, talvolta, il confine che separa la cazzata da un dramma è così sottile e così aleatorio che è praticamente impossibile da definire e far comprendere veramente. Nonostante tutto ciò non colmasse appieno il vuoto che lo aveva investito dopo quell'episodio, Fabio si riteneva comunque soddisfatto delle nuove conoscenze fatte e dell'ambiente amichevole che lo circondava. Perciò, anche se le notti erano pesanti, non disdegnava di farle.


Enrico, classe 1969, aveva un sogno nel cassetto. I bambini sono strani. Perché quando si è piccoli si sogna di fare tanti lavori più o meno banali come l'attore, il calciatore, ecc...
Beh, Enrico no. Lui era rimasto completamente affascinato dall'omino che la notte restava aggrappato al camion che raccoglieva l'immondizia.
Sì, proprio quello che scende, attacca il cassonetto al camion, lo stacca e poi rimonta sulla pedana e sfreccia fino alla fermata successiva.
Enrico non voleva guidare il camion. A lui interessava fare il secondo, quello che rimaneva appeso dietro perché provava una vera e propria ammirazione per quel tizio con la tuta verde che viaggiava appeso.
Nonostante gli sforzi dei genitori nel convincerlo a fare l'Università lui, preso il diploma, fece l'impossibile per svolgere quanti più concorsi possibili ed entrare finalmente proprio nella municipalizzata del suo comune, l'AMSA di Milano.
Nel frattempo il lavoro era un po' cambiato perché l'omino attaccato ai camion non esisteva praticamente più ma lui si riteneva comunque soddisfatto. Nel corso degli anni aveva cominciato ad apprezzare sempre di più quel mestiere, aveva preso le patenti necessarie e provava sincera soddisfazione nel lavorare di notte, con il suo camion, a svuotare cassonetti di vari colori. La cosa che più lo entusiasmava era quella di godersi la città nei momenti migliori, quasi nel pieno della notte, quando pochi potevano permettersi questo lusso. Certo, guidare un camion e parcheggiarsi con telecamere ed aggeggi vari proprio di fianco al cassonetto non era come sognava da bambino. Aveva dovuto accantonare il sogno di sfrecciare con i capelli al vento attaccato al palo ma era sicuramente meglio che far la fine del padre, avvocato, a logorarsi l’anima per il traffico e gli impegni sempre più opprimenti.


Era notte per tutti e tre: la notte dell’area manager, la notte del volontario e la notte dell’operatore ecologico.
Proprio quella notte divenne il momento in cui i destini di Marco, Fabio ed Enrico si sarebbero incrociati.
Marco sarebbe dovuto andare a Pescara per una fiera di settore. Non era riuscito a partire il giorno prima in virtù di un altro appuntamento. Era così rimasto sveglio l'intera giornata, era passato di casa per cena ed aveva deciso di ripartire intorno all'una di notte, così da essere lì per le sei del mattino a verificare che l'allestimento dello stand fosse adeguato. Ma soprattutto per evitarsi la moglie, alterata per non si era capito bene cosa e pronta a vomitare l’anima contro la suocera per l’intero arco della cena.
Difficile dare la colpa ad una sola causa ma Marco, probabilmente distratto dal tablet sul sedile del passeggero che continuava a suonare per i messaggi furiosi della moglie su Whatapps ancora in preda alla collera e, molto più probabilmente non proprio lucido per la stanchezza accumulata, non s'accorse del camion dell'immondizia proprio sulla sua corsia finendo per sbatterci dentro senza neanche tentare la frenata. Per fortuna la velocità di crociera cittadina non era elevata e non riportò danni.
Enrico era appena risalito e stava ripartendo quando sentì il rumore di lamiere. Vide nello specchietto quella macchina infilatasi sotto il suo camion e faticò a capire come poteva essere successo. Ovviamente la prassi imponeva d'avvisare in centrale, chiamare i soccorsi ed attendere che l'ambulanza portasse via l’incidentato prima di continuare la serata di lavoro.
Così fece anche perché, nonostante l'incidente di Marco non fosse grave, lui sembrava piuttosto sotto-shock e non aveva avuto reazioni di alcun tipo dopo lo scontro. Era rimasto più o meno paralizzato con le mani come se tenesse ancora il volante ma senza proferire parola.
Per fortuna respirava e quindi doveva trattarsi solo d’un momento di shock mentale.
Quando arrivò la chiamata in Croce all'ambulanza, Fabio era più che convinto di trovarsi di fronte all’incidente di qualche giovane alcolizzato o drogato.
Quando arrivò sul posto s'accorse che non era così. Anzi, il ferito era un adulto, d’un certo tono e non puzzava d’alcool ne sembrava sotto effetto di stupefacenti.
“Com’era possibile non vedere un camion dell’immondizia sulla propria strada?” continuò a domandarsi tra se e se...
Ma capitava anche questo nella notte di una città come Milano.

Un frustrato distratto s'era salvato e, solo per miracolo, non aveva ucciso un testardo sognatore.
Il tutto utile solo per far ricredere delle proprie convinzioni stereotipate, il perbenista vigliacco.

Marco vista la reazione della moglie che corse nel pieno della notte, visibilmente spaventata e preoccupata al pronto soccorso, comprese che la sua vita non era così sbagliata. Anzi, lui si sentiva frustrato ma nonostante le rotture di coglioni era bello sapere d'essere comunque importante per qualcuno. Fosse anche solo perché eri il bancomat dal quale prelevare i soldi del mutuo; Enrico ringraziò il cielo d’aver realizzato solo parte del suo sogno. Se quell'incidente fosse capitato solo qualche anno prima quando sognava di fare le scorribande appeso al palo, sarebbe molto probabilmente morto schiacciato dal distratto guidatore; Fabio si consolò: capii che non ci vuole solo fortuna in adolescenza ma anche nel resto della vita. Quel confine sottile ed aleatorio che separa la vita dalla morte non era un rischio solo per i giovani sbandati e questo ne consolò in parte l’animo: Lucia sarebbe morta lo stesso e nessuno poteva davvero sentirsi in colpa per l'imponderabile che non è mai completamente prevedibile. Dopo quell’incidente riuscì a colmare il vuoto. Ora, per lui, fare il volontario, non era più l’atto di egoismo di qualcuno che deve dimostrare qualcosa ma il semplice desiderio di rendere meno opprimente la notte al popolo degli sbandati, dei distratti e degli sfortunati di turno.

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