"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)

U6-04: Once upon a time

I Narratori di arturobandini

Il giovane uomo lava il corpo del suo Maestro, preparandolo per il Fuoco Finale, il momento in cui l'anziano potrà finalmente essere liberato dalla costrizione del corpo terreno per tornare da Mìsh, al contempo Padre e Madre di tutti noi. Non può fare a meno di osservarne con attenzione le venerande mani, macchiate dall'età avanzata, eppure con le unghie perfettamente curate. Il Maestro è stato un uomo pulito e gli insegnato ad esserlo, nei quindici anni in cui l'ha allevato e educato. Il corpo esanime è ora magro, scavato dentro dalla malattia che l'ha consumato negli ultimi mesi e lo fa sembrare ancora più minuto di quanto non sia stato in vita. Quando l'aveva raccolto nei Bassifondi di Jik, gli era sembrato immenso e fortissimo, anche se si era trattata soltanto della percezione di un bimbo.
Le monache del piccolo monastero in cui verrà celebrata la funzione mortuaria lo aiutano, ma l'uomo sa che deve essere lui a compiere il pietoso lavacro, in prima persona. Glielo deve, perché per lui quell'uomo è stato tutto, famiglia e casa, protezione e istruzione, maestro e amico. Gli ha anche dato un nome, poiché non ne possedeva uno, orfano abbandonato, più simile a una bestia che a un essere umano. L'ha chiamato Oneìm, che nella Vecchia Lingua significa 'Il Primo'. Non ha mai capito perché proprio quel nome, non gli è mai parso di essere il migliore, solo uno dei tanti. Forse il Maestro ha visto qualcosa in lui che non è ancora emerso e che forse non emergerà più ora che se ne è andato.
Il giovane uomo alza lo sguardo e guarda il vecchio volto, incorniciato da una curata barba bianca, degna di un Narratore. La carnagione scura lo indica come un gomoriano, così come la bassa statura e la grande bellezza dei lineamenti, mai svanita nonostante l'avanzare dell'età. Le palpebre sono abbassate, ma Oneìm sa bene che non si tratta di semplice sonno. Gli occhi sono ormai senza scintilla vitale e una lacrima scorre sul volto di quello che è solo poco più di un ragazzo. Rivede il Maestro più giovane, anche se già anziano e rivede sé stesso bambino, raccolto da poco tempo.

Leggi tutto: U6-04: Once upon a time

U6-03: La casa sulla collina

Il diario di Wong Fei Hung


La saletta puzzava di fumo e di chiuso. Il caos cittadino si andava calmando, clacson e smog lasciavano la presa sulle strade londinesi.
-Cos’abbiamo oggi, Carl?- chiese l’avvenente bionda, sdraiata sul divano a sorseggiare un Martini.
-Le solite cose…spettri nei cimiteri, riti satanici, manicomi infestati…hai da accendere?- rispose l’uomo sui cinquanta, camicia aperta e barba incolta.
Lei lo guardò di sottecchi, con quei due diamanti verdi ornati da ciglia lunghe e ammiccanti.
-Non stavi smettendo? Cristo santo, sarai al secondo pacchetto…- gli disse.
-Dai Beth, parliamo di cose serie. Che cazzo ci inventiamo stavolta? L’ultima puntata è stata uno schifo…-
-Prima di tutto, non essere volgare. Ricordati che stai parlando con una signora, e che cazzo!- rispose lei, strappando un sorriso al collega.
Posò il drink sul tavolino coperto di lettere, fotocopie, buste, tutto quello che arrivava in redazione ogni giorno.
-A parte che sei signorina, cosa che nessuno riesce a spiegarsi. E poi vieni da New York, vuoi fare lezione di buone maniere a un inglese?- scherzò Carl, visibilmente stanco.
Mentre lei sfogliava le carte, lui la guardò con intensità, forse anche con desiderio, nonostante i vent’anni di differenza. Era una bellezza fuori dal comune. Il fisico da eterna adolescente era spesso nascosto da quegli ampi maglioni che adorava indossare, ma Carl conosceva bene quelle forme: era il terzo anno da conduttrice per lei.

Leggi tutto: U6-03: La casa sulla collina

U6-02: Paradise City

N52 di arturobandini

Entro nel locale e come sempre avverto le luci della ribalta su di me: è come se l'occhio di bue mi illuminasse dalle quinte, facendomi risplendere come un faro nella notte. Le donne si girano immediatamente, non necessitano nemmeno di vedermi fisicamente: loro mi "sentono". Una due tre, bionda rossa mora, la prima col seno grande, l'altra con le gambe chilometriche, la terza con il culo più da sballo mai entrato in un paio di pantaloncini aderenti. Le ragazze aspettano che mi sieda al bancone, poi scivolano verso di me, attratte irresistibilmente dal mio fascino. Non devo neppure aprire bocca, non devo neanche citare le frasi dei vecchi film che mi piacciono tanto, quelli 2D del ventesimo secolo:
“Ehi baby, tu ed io non saremo mai amici”.
“Bambina, non ho niente che tu non possa sistemare”.
Una mi appoggia una mano sulla spalla, languidamente, l'altra ride a ogni mia parola, la terza sogna persa dentro i miei occhi con le labbra leggermente dischiuse.
Beviamo molto e parliamo poco, saliamo fino al mio appartamento, entriamo e la notte comincia irrefrenabile e convulsa, un turbinio di lenzuola, tette e chiappe da leccare, da succhiare, da condividere, la mia virilità continuamente sollecitata e immersa ora qui, dopo là.

Leggi tutto: U6-02: Paradise City

U6-01 L'Ultima Thule

Sophia di arturobandini

Io Guglielmo Ludovisi, mi accingo a vergare le mie ultime parole, chiuso in questa cella fredda e umida, certo ormai di avere pochi giorni da vivere se non addirittura poche ore. Nacqui figlio cadetto in una delle più importanti famiglie di Bologna e per me venne scelta la carriera ecclesiastica, anche se non nutrivo alcuna vocazione e mai il Signore me la concesse nel corso degli anni, più avvezzo a tirare di spada, a gozzovigliare con gli amici e ad insidiare la virtù delle donne, senza timore di perdere la mia anima immortale.
Un profondo affetto e una grande fiducia reciproca mi legavano al mio primo cugino, Alessandro, cardinale arcivescovo della nostra gloriosa città e fu così che venni inviato come legato alla Corte di Sua Santità Paolo V, sul finire del 1612. Amai fin da subito Roma, lo splendore dei palazzi, il panorama che si apriva salendo i Colli, l'opulenza e il potere della Chiesa. E amai anche i bassifondi, le bettole e le servette, le prostitute, i duelli all'arma bianca. Evidentemente la sete di avventura non si era ancora spenta nel mio sangue nonostante l'Altissimo mi avesse già concesso trentacinque anni su questa Terra.

Leggi tutto: U6-01 L'Ultima Thule

U5-09 Il Venditore

Il venditore/Il compratore di steve_vai_it

Nel preciso istante in cui misi il punto, nello stesso preciso istante in cui ebbi finito di scrivere il racconto, una sensazione di sconforto iniziò a prendersi possesso di me. Erano circa le quattro del mattino di una di quelle notti invernali dove la luce di fuori era ancora ben lontana dal rischiarare l’appiccicoso cielo nero che avvolgeva l’intera città, proprio come avrebbe fatto un prestigiatore con il proprio trucco davanti ad un pubblico ignaro di quello che si sarebbe trovato innanzi. Spingendo con entrambi i palmi sulla scrivania scostai la sedia facendola grattare sul pavimento sottostante: l’inquilino del piano di sotto avrebbe sicuramente avuto da ridire il mattino seguente. Quando fui in piedi ci impiegai poco a raggiungere la finestra. Una volta lì scostai la tendina e mi fermai a guardare il mondo dormiente, riportato nel micro agglomerato urbano della mia città. Per un attimo immaginai che in tutto l’emisfero dove in quel momento era buio la realtà si sarebbe presentata ad un ipotetico scrutatore nascosto tra le mura calde della propria casa, dalla propria stanza, proprio come lo ero io, nella stessa identica forma e negli stessi identici suoni che plasmavano la realtà al di là di quel vetro. L’oggetto della mia attenzione in quel momento fu una lontana fabbrica di laterizi che svettava tra gli altri palazzi. Il comignolo, punto più alto della struttura, produceva svogliato ma regolare qualche cerchio di fumo. Mano a mano che i pensieri si accumulavano iniziai a capire di non avere un particolare motivo per stare a quella finestra, per spiare il mondo.

Leggi tutto: U5-09 Il Venditore

U5-08 Vertigine (2)

Inizio di una storia d’amore

La prima volta che portai Viola a camminare in montagna decisi di andare in Grignetta.
Da Milano non ci vuole molto, poco più di un’ora.
Arrivati al punto da cui parte la direttissima – che poi direttissima non è – le spiegai i pochi semplici passaggi che ci saremmo trovati a fronteggiare. Robe da dilettanti, ma non si deve dare nulla per scontato.
Scelsi di imbragarla nel punto più complicato perché mi pareva un po’ titubante.
- E se cado da qui?
- Non puoi cadere perché sei agganciata coi moschettoni. E poi col dissipatore non dovresti nemmeno sentire il colpo
- E se si stacca la catena e cado?

Leggi tutto: U5-08 Vertigine (2)

U5-08 Vertigine (1)

“I’m going home now.”

“Beh dai, è carino.”
“Visto? E' un pub bellino, ma soprattutto tranquillo. Il posto giusto per fare due chiacchiere tra vecchi amici. Com'è la tua birra?”
“Fresca e corposa, veramente ottima.”
“Bene! Però dai, ho acconsentito a sederci a questo tavolo seminascosto, ma almeno smetti di stare ingobbito; non ti riconoscerà nessuno qui, stai calmo.”
“Meglio, stasera non ho proprio voglia di mettermi a firmare autografi.”
“Se fossi io il grande Felix Baumgartner non vedrei l'ora di circondarmi di ammiratori, e soprattutto di ammiratrici! E invece tu guardati, sei sempre a nasconderti.”

Leggi tutto: U5-08 Vertigine (1)

U5-07: Domani

Domani è un giorno come un altro di Asintoto

"Domani è un giorno come un altro".
Mi ero chiesto se anche quel giorno avrei sentito quella frase, come ogni giorno. Mi ero chiesto se anche questo domani fosse un giorno come un altro. A quanto pareva, sì.
"Domani è un giorno come un altro".
La particolarità di questo domani è che sarebbe stato l'ultimo. Dopo lunghi mesi in quella cella, mesi in cui aveva ripetuto senza sosta questo mantra, la sentenza era arrivata e con lei la condanna a morte. Ciononostante, a quanto pareva, per il Vecchio domani sarebbe stato un giorno come un altro.
Lo chiamavamo il Vecchio nonostante avesse meno di cinquant'anni. Di lui sapevamo quello che c'era scritto nel suo fascicolo, ovvero ben poco: genitori russi, il nome e la ragione per cui era lì. Era pazzo, ma a quanto pare non abbastanza per salvarsi dalla pena capitale.
"Domani è un giorno come un altro".

Leggi tutto: U5-07: Domani

U5-06: Gelidi tramonti

Sunshine di Tavajigen


Prima la luce, poi il buio. Di continuo.
Luce e buio, sempre alternati, con la stessa frequenza.
Da quante ore stava andando avanti questa tortura? Casian aveva perso il senso del tempo.
Comincia a fare freddo, la fine è vicina.
Sentì la mente scivolare via e pensò che forse lasciarsi andare sarebbe stata la soluzione migliore, o magari quella più facile; ma l'istinto di sopravvivenza e l'intenso addestramento a cui si era sottoposto negli ultimi anni lo costrinsero a reagire, a fissare il pensiero su qualcosa, su qualcuno.
Anna, non vieni a salutarmi?
La donna apparve davanti a lui, come una settimana prima.
Sei sicuro di partire?

Leggi tutto: U5-06: Gelidi tramonti

U5-05: La grande opera

La rosa di Westminster di 6Rimbaud

Tra le grandi cose prodotte dalla mano dell’uomo certamente va ricordata l’abbazia di Westminster. Ma in questa sede non si parlerà propriamente della grandiosa bellezza austera della cattedrale anglicana.
Capitò che mi trovassi a Londra per lavoro, poco tempo fa. Riuscii a ritagliarmi del tempo per andare a vedere una cosa che in pochi conoscono.
Anni prima, in Italia, avevo conosciuto una ragazza giapponese appassionata di architettura e fotografa di professione.
Mi fece vedere la fotografia – una sua fotografia – di una piccola mattonella in ceramica raffigurante una rosa bianca su sfondo blu. L’immagine era molto nitida e talmente esatta da farmi volere toccare quel piccolo capolavoro. Quella rosa – mi disse – la potevo vedere a Londra, all’interno del chiostro a cui è possibile accedere dalla navata destra dell’abbazia di Westminster.

Leggi tutto: U5-05: La grande opera

Copyright © 2017 UniVersi. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.