"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)

U4-04: L'intruso

"MATTEO E CHIARA" di arturobandini

I
Matteo poggia la testa sulla pancia nuda di Chiara. Sa che è ancora un po' troppo presto perché si possa sentire qualcosa, ma non resiste all'idea. Poco prima hanno fatto l'amore, con dolcezza, visto che Chiara sta avendo una gravidanza non facile. E' una ragazza molto forte, ha continuato a lavorare sodo, come ha sempre fatto, ma le nausee mattutine e la sonnolenza serale stanno limitando la sua vita extra lavorativa. Anzi, anche la loro vita di coppia.
Matteo ricorda benissimo il momento in cui Chiara gli ha detto di essere incinta. Lei è una ragazza molto diretta, non gira mai attorno alle parole, ai discorsi. Gliel'ha detto non appena l'ha saputo, la sera stessa del giorno in cui ha fatto il test di gravidanza.
“Amore, sono incinta”.
Sono parole evidentemente banali, ma nella testa di Matteo hanno risuonato per giorni e giorni come un gong mentale. Non stavano cercando un figlio, non per lo meno con una programmazione serrata. E' venuto così, frutto dell'amore e dell'intimità che tra loro due è davvero molto forte.

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U4-03: La città dei folli

"IL CAMPIONE DI CICLISMO" di Rimbaud

Questa storia racconta di un passato indefinito, di un esperimento che venne condotto in una cittadina nello Stato di Q. e di un campione di ciclismo.
Bisogna sapere che in questo luogo, in seguito a una politica di eccessivo liberalismo (per cui era possibile a ogni abitante scegliere qualsiasi cosa, dalla marca sconosciuta di cetrioli al mercato a strade che portassero ovunque), si ottenne il risultato opposto a quello sperato. L’eccessiva libertà di scelta aveva di fatto privato le persone della possibilità di scegliere effettivamente una cosa piuttosto che un’altra: nessuno era più in grado di scegliere alcuna cosa autonomamente.
Il Dipartimento Delle Profezie venne creato apposta per decidere come si sarebbe svolta la giornata di ogni cittadino, attraverso delle lettere da recapitarsi tutti i giorni a ogni persona e valevoli per un giorno. In queste lettere era contenuta una profezia, che avrebbe indirizzato la vita del destinatario durante tutto l’arco della giornata, decidendo per lui qualsiasi cosa.
Chi effettivamente scrivesse le lettere non si è mai saputo. E non è su questo che verte il cuore della storia.
Storia che ha inizio ora.

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U4-02: Disumano

"IL TROLL" di Maurocap

Buio umido. 
Oscurità unta quasi appiccicosa.
Pochi suoni ovattati: uno smussato brusio di sottofondo interrotto da irregolari ma costanti tonfi sulla volta invisibile. Di tanto in tanto un vecchio cavo elettrico tranciato scoppiettava sprizzando qualche scintilla giallastra che si rifletteva sul rigagnolo a metà galleria.
Qua e là rare zone illuminate, un neon indeciso tra morire subito o soffrire un giorno in più, il debole cono di luce filtrante da un tombino mezzo otturato e poco più avanti una una pozza di liquame fosforescente. Alcuni funghi erano spuntati proprio lì in mezzo e in poco tempo si erano moltiplicati crescendo su una delle pareti fino a formare uno spugnoso altare avvolto da una invitante nebbiolina verde. Quello però era un luogo pericoloso: quando, ingolosito dalla loro morbidezza, ne aveva assaggiato uno era crollato esanime a ridosso della pozza e al suo risveglio, impossibile sapere quanto tempo dopo, alcune spore avevano attecchito sul suo avambraccio. Ancora adesso gli davano un gran prurito.

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U4-01: America

"IL GRANDE CUORE DI PHILADELPHIA" di marcoslug

Te le ricordi le luci del Wachovia Center, Nick? Quelle che viaggiavano impazzite sul parquet, quando lo speaker annunciava uno a uno i giocatori di quelli che sarebbero passati alla storia come i “leggendari sixers”. Compreso te ovviamente. From Maroussi Athens, Greece... number forty-five... Nicolaos Siiiradakis. E via una corsa liberatoria, apparentemente disinvolta, intimamente sempre emozionante, a prenderti gli high-five dei compagni e i flash dei fotografi disposti a bordocampo nelle posizioni più strane. Che poi il tuo cognome, a partire da quella “i” prolungata per due o tre secondi buoni, venisse storpiato in un ululato informe e sguaiato, quello era un dettaglio secondario.
E te li ricordi, Nick, i colori – quelli cangianti del maxischermo cubico e il rosso acceso degli spalti – e gli odori e i suoni del Wachovia Center? Quei suoni e quelle voci, di giubilo ed eccitazione, impazienza e poi ancora acclamazione, che erano anche per te. Soprattutto per te, a volte. A vederti ora, Nick, accasciato sotto il portico di una casa in stile Queen Anne lasciata abbandonata, le palbebre cadenti e l’aria in generale poco raccomandabile, si direbbe che la grandezza di quei gloriosi tempi ti sia un tantinello sfuggita.

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