"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)

AU1-02: E se...

Riflessi di Drauen


Christine entrò nell'appartamento. Lasciando lo zaino a terra vicino l'ingresso, continuò a parlare ininterrottamente e a camminare veloce. George la seguì ascoltandola, senza pronunciare una sillaba. Dalle vetrate filtravano raggi di sole caldi, illuminando l'ambiente interno, ma schermando e impedendo il godimento della vista esterna. L'uomo richiuse la porta dietro di sé e si osservò intorno, non vedendo più la compagna. L'angolo cottura ad alta tecnologia e l'arredamento minimal in pelle bianca del soggiorno erano deserti, ma la voce di Christine giunse di nuovo, segno di aver già raggiunto la camera da letto adiacente. George non la seguì, ma si avvicinò alle finestre, cogliendo finalmente la vista di Central Park e lo skyline di New York. L'appartamento non grandissimo ma dotato di tutti i comfort e situato al cinquantunesimo piano di un grattacielo della grande mela, doveva valere più di quanto avrebbe potuto guadagnare onestamente in un'intera vita.
Christine tornò nella zona giorno ancora muovendo le labbra ed emettendo suoni non troppo gradevoli all'orecchio maschile.


“... e io che volevo scrivere di concerti, andare ai festival dove suonano i gruppi importanti, bere e divertirmi! E quelli del giornale? Ogni volta che si parla di cultura mi mandano a qualche inaugurazione d'arte moderna schifosa o a sentire una pallosissima convention su una delle tante stupide specie in via d'estinzione. Ma lo sai stavolta cosa ho dovuto sopportare? Il blateramento di un pomposo professorino che si crogiolava nel mostrarci la nuova ala del museo vicino il porto. E lui tutto fiero di perdere tempo in queste inutili cazzate! Guarda qui!”
George si voltò senza parlare e vide Christine trafficare con la videocamera per collegarla al televisore. Si era cambiata: un paio di jeans aderenti e la folta bionda chioma libera che ricadeva su una striminzita canottiera da cui si intravedevano i seni sodi.
L'uomo si avvicinò sedendosi sul divano di fianco alla sua donna. A vederli così sarebbero potuti sembrare la classica coppia da telefilm per teenagers. Lei straricca e bellissima, che lavora part-time in un settimanale grazie alla raccomandazione del padre noto avvocato della metropoli, loquace e stronza quanto basta. Lui un omone alto e muscoloso, riuscito ad andare all'università solo grazie a una borsa di studio vinta entrando a far parte della squadra di pallanuoto, taciturno e tenebroso, ma ammaliante. Le apparenze a volte ingannano e facilmente ci si meraviglierebbe nello scoprire la solidità della loro relazione, nata molti anni prima e fatta di reciproco completamento. Lo spicchio luminoso e la parte oscura della luna, che non possono esistere uno senza l'altro.
Sullo schermo comparve un individuo striminzito, basso e magrissimo, con camicia celeste senza maniche, un papillon a pois decisamente stonante e un paio di occhiali modello fondi di bottiglione.
“... e ora il clou del tour. Vi mostro la nuova ala contenente numerosi reperti archeologici, ma soprattutto il luogo in cui il pubblico potrà trovare tutte le più recenti e accurate conoscenze sul passato del...”
Christine interruppe il discorso con una risata. “Ma l'hai visto? E' assurdo un tipo così! Scommetto che da piccolo ne ha prese tante da tutti gli altri bambini! Gliele avrei date pure io!”
George emise per la prima volta dei suoni. “Guarda che gliele hai date. Non ti ricordi di lui? Veniva alle scuole elementari con noi e una volta lo accantonasti su un sedile del pulmino colpendolo con la stecca a mo' di spada. Gli rompesti anche gli occhiali. Però vedo che ne ha fatta di strada ugualmente! Ha la nostra età e già è uno dei responsabili del museo.”
Christine si girò verso il televisore incerta. Sapeva bene quel che aveva fatto in passato, ma le riuscì difficile credere di non averlo riconosciuto.
“Sono felice di farvi vedere in anteprima i resti fossili del primo uomo di Tatvan. Il nostro museo è riuscito a accaparrarsi questi preziosissimi reperti per i prossimi due anni...”
Christine guardò ancora lo schermo sbalordita, mentre il professore mostrava alcuni pezzi di un piccolo scheletro in una teca di vetro. George la prese e la trascinò verso di sé, voltandola e baciandola sulle labbra. Cominciò poi a spogliarla e a toccarla in punti di solito celati dai vestiti, facendola fremere di piacere.
“... vedete? Grazie a questi touch screens, il visitatore verrà guidato a una migliore comprensione di questa sottospecie dell'uomo moderno. Attenzione! Non specie autonoma arcaica, ma specie affine a noi. Infatti, grazie allo studio del DNA, è stato scoperto che vi fu ibridazione tra le popolazioni antiche, tanto che materiale genetico dell'uomo tatvaniano è rintracciabile anche nel nostro corredo, in una percentuale variabile tra l'uno e il quattro.”
Il video continuò ad avanzare, ma i due si persero gran parte delle forbite spiegazioni, concedendosi alla reciproca voglia del corpo dell'altro.
“... qui potete vedere l'ipotetico aspetto fisico ricostruito al computer. Un viso più schiacciato, un corpo meno robusto e un cervello di volume inferiore tra i principali tratti distintivi. Qui invece potete trovare dei reperti tatvaniani: punte di frecce, coltelli in selce, pitture rupestri ocra di scene di caccia, ma anche prime inumazioni, segno di un comportamento sociale articolato...”
George tenne ferma Christine con la forza, affondando potenti colpi di bacino. I gemiti della donna ormai superavano l'audio della registrazione.
“... scorrendo questo indicatore, potrete vedere l'espansione dell'uomo tatvaniano. Ci furono delle migrazioni dall'Africa circa 100.000 anni fa che li misero in contatto con gli uomini moderni europei. Potete notare la cittadina turca di Tatvan in questo punto, dove è stato ritrovato il fossile qui presente che ha dato il nome alla specie.”
Un urlo di piacere eruppe dalla bocca di Christine, quasi a riempire tutta la stanza. George ansimando e finendo il piacevole lavoro, si adagiò a fianco della compagna.
“... non si sa esattamente cosa abbia provocato l'estinzione dell'uomo di Tatvan. Probabilmente vari fattori si son sommati, come la minor adattabilità a un clima più freddo, il fisico più gracile, la minor intelligenza, il canale del parto più stretto e quindi difficile, una maturazione lenta. Le ultime ricerche spingono verso un'ulteriore possibilità. Migrando in Europa, l'uomo tatvaniano conobbe virus a lui sconosciuti, e questi potrebbero aver dato il colpo di grazia a una specie già in via di declino.”

Pochi minuti dopo, Christine si preparò una ciotola colma di gelato alla fragola con panna. Seduta sul divano, con un plaid sulle spalle, mangiò raggiante, mentre lo schermo ormai era un monotono grigio chiaro.
“Chissà quanto ce l'aveva lungo l'uomo di Tatvan!”, rise contenta della propria battuta.
George era nudo in piedi, di fronte le vetrate. Per uno strano gioco di riflessione, poteva vedere contemporaneamente l'esterno e se stesso.
“Scema!
Una volta piaceva anche a me la storia. Ma lo sai dove è stato ritrovato il primo fossile della nostra specie? Non troppo distante la fattoria dei miei nonni tedeschi, nella valle di Neander.”
George osservò il suo volto riflesso, le arcate sopraccigliari sporgenti, il mento sfuggente, gli occhi penetranti. Poi si girò e vide la faccia disinteressata di Christine intenta a ingurgitare l'ultimo cucchiaio, ma rimase comunque estasiato dalla sua presenza e sorrise.

 

Attenzione: Spoiler!

E se... si fosse estinto l'homo sapiens al posto dell'uomo di Neandertal

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