"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." (Italo Calvino)

U8-04: Cena

Tutte le cene del mondo di White Lord


Akmad si lascia accarezzare fugacemente dagli ultimi tepori del giorno, mentre inforca la bici e un raggio del sole crepuscolare balugina sui suoi polpacci scoperti. Pronti, via. Un enorme zaino cubico in spalla e giù a rotta di collo a pedalare. In un attimo forme e colori si mescolano in un insieme dai contorni sfumati e indistinti, come quella sfilacciata distesa temporale che i più definiscono con una certa eufemistica approssimazione ora di cena.

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U8-03: Un respiro nel buio

Respiri nel buio di scarpax73

Fra i capitani sotto i quali prestai servizio il signor M. fu l'unico che andai a trovare a casa.Si trovava a Pittsfield, nel Massachusetts, era una casa luminosa e pulita. Sua moglie, che mi accolse, era un signora alta e robusta, dai tratti gentili.
Lo trovai seduto su una comoda poltrona nella stanza da pranzo, fumava la pipa. Accanto a lui stava, quasi appollaiata su una sedia, una vecchia signora vestita di nero che dal mio arrivo alla mia partenza non disse una parola. Aveva gli occhi completamente ingrigiti dalla cataratta eppure, con grande abilità, lavorava a maglia: stava confezionando una tela, ampia e bianca.

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U8-02: La scelta

The Choice di Tavajigen

L’assistente di studio le fece un cenno: la sigla stava sfumando. Marta De Gregori, dall’alto del suo tacco dodici, si aggiustò i ricci biondi e la scollatura, si scolpì sul volto uno dei suoi sorrisi più smaglianti, poi si rivolse alla telecamera:
“Buonasera a tutti, bentornati ad un’altra fantasmagorica puntata di The Choice!” Partì uno scrosciante applauso dal folto pubblico presente.
“Eccoci qua al programma più seguito della storia della televisione, a proposito: un enorme grazie per il nuovo record di ascolti della scorsa settimana!” Ammiccò e tirò un bacio alla telecamera.
“E ora veniamo a noi, vi presento subito il primo dei due concorrenti di questa puntata: lui è Antony!”

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U8-01: Il ritorno

La notte dei cristalli di scarpax

L’ultima volta che vidi mio padre ero una bambina di tre anni, naturalmente non ricordo quel giorno, vive nella mia memoria attraverso i racconti di mia madre, ma ne conosco la data: il 7 novembre del 1914.
La Germania dopo la sconfitta sulla Marna portò altri uomini al fronte, tra i quali, appunto, mio padre. Quella che doveva essere una guerra lampo divenne però una guerra di trincee in cui gli uomini vivevano come topi. I più fortunati morivano per l’esplosione di una bomba o per un proiettile vagante, i meno fortunati per le esalazioni del gas al cloro.

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U7-05: Collezionismo

L'infermiera di arturobandini

Gretchen tira su i collant e subito passa una mano sul nylon per essere certa che non siano rimaste grinze. Poi indossa uno degli eleganti tailleur che porta la domenica alla funzione, prima la camicetta, poi la gonna e infine la giacca. L’ha indossato per la prima volta quando ha partecipato alla festa per il suo pensionamento, ormai più di un anno fa. Le è costato un occhio, ma è valso ogni dollaro speso, poiché le sta alla perfezione e la fa sembrare più sofisticata di quanto non sia. Calza delle scarpe alla moda, con un tacco non troppo alto ma che le slancia le gambe in maniera miracolosa. Non resiste e cammina su e giù per la stanza da letto con uno scattante passo da modella.

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U7-04: Citazione 2

Ultimo di arturobandini

Ultimo camminava velocemente, risalendo il fiume, il quale più a valle si allargava in un grande corso d’acqua, placido e mai siccitoso, mentre ora era poco più di un ruscello. Scivolò sul terreno fangoso e quasi cadde dentro al greto con tutto il corpo. Per qualche istante, mentre tentava di riprendere l’equilibrio si specchiò e il suo riflesso lo fece sobbalzare. Ultimo aveva solo quindici anni e il suo aspetto sano gli provocava ogni volta dei sensi di colpa e delle perplessità senza risposta.
Riuscì a tirarsi su senza cadere in acqua e alzò la testa per osservare le Montagne verso le quali era diretto. Amava quei grandi ammassi di roccia, quelle enormi piramidi naturali. Le amava soprattutto perché a crearle non era stato l’Uomo, bensì una forza universale, la quale sarebbe esistita anche dopo la scomparsa dell’umanità così imperfetta e colpevole.
Ultimo scacciò i pensieri oscuri che ogni tanto entravano dentro la sua mente e ricominciò a muoversi, seguendo il letto del fiume. Continuò fino a mezzogiorno, poi si sedette e aprì lo zaino per prendere cibo e acqua. Era partito da Rifugio con una buona scorta alimentare, ma ora stava per finire. Era difficile trovare da mangiare qualcosa di sano in giro, specialmente quando si era in viaggio in terre sconosciute. In quel punto il fiume era pulito e poteva berne l’acqua, a patto di bollirla, ma di cacciare non se ne parlava ancora, non così vicino alla Città.

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U7-03: Sulla strada

Due strade di arturobandini

1

Carlo spinge forte sui pedali, regolare e costante, ora che la salita si è fatta impegnativa. Non c’è nessuno per strada, in questo pomeriggio domenicale, soleggiato ma fresco. Ha sempre adorato andare in bici alla fine di settembre, periodo in cui si è anche espresso al meglio dal punto di visto atletico. Ma oggi è una giornata particolare, uno di quei rari momenti di passaggio in cui potrebbe nuovamente sentirsi se stesso, oppure perdersi del tutto. E’ la prima volta da due anni a questa parte, in cui torna a salire su per un pendio, dopo il grave incidente a causa del quale ha rischiato di non poter più camminare bene come prima.
Carlo ora non sta pensando a niente, immerso com’è nella fatica. Ha sempre amato la bicicletta, fin da quando era soltanto un bambino. L’ha preferita agli altri sport, pur essendo atletico e coordinato, bravo sia a calcio che a pallavolo. La soddisfazione di domare una salita, di arrivare in cima e di girarsi per un attimo prima di scollinare, per dire alla strada “Ho vinto io anche questa volta”, non l’ha mai provata per un gol o una schiacciata. Neppure per la vittoria in una partita tirata.
Carlo affronta un tornante stretto e inevitabilmente perde velocità. Ora dovrebbe rilanciare, dovrebbe spingere al massimo per ritrovare il giusto ritmo. Ma per farlo non può che alzarsi in piedi sui pedali. Per lui è proprio questa la prova finale, la dimostrazione concreta che il suo corpo è tornato a rispondergli come prima dell’incidente.
“E se non ci riesco? E se il ginocchio si ribella?”

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U7-02: Citazione 1

Scampami dalla spada di Scarpax73

Quello è il mio capo che mi ha mandato qui. Mi dice vai che c’è il carico da portare, ma io ho le ferie dico e lui se ne fotte, mi dice la crisi e bisogna lavorare. E' così che va adesso, se hai un lavoro te lo tieni stretto e stai zitto. A quest’ora dovevo essere già tornato a casa e invece la neve mi ha bloccato. Ieri sera ho telefonato al capo e gliel’ho detto che l’autostrada era bloccata, lui mi dice di dormire nel camion nell’area di sosta che poi di mattina si può circolare, ma nel camion c’è un freddo che ti si gelano i piedi. Così sono andato in un motel che conosco, non è come dormire a casa, ma le stanze sono calde e le lenzuola pulite.

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U7-01: La partita

Cartolina di Drauen

Il tic tac dell'orologio finalmente sentenzia l'orario di fine giornata lavorativa. Esco con calma dopo aver timbrato il cartellino, con la mia borsa in mano e gli altri dipendenti che mi passano a fianco. Volgo per un attimo lo sguardo al cielo. E' primavera, le giornate si allungano, i fiori e gli uccelli ricominciano a vivere, io posso finalmente concedermi una passeggiata invece di usare i mezzi pubblici. Non che non potessi usare i miei piedi anche prima, ma l'atmosfera più tiepida risveglia i miei muscoli resi apatici dall'odiata stagione invernale.
La strada per casa mia non è lunga né trafficata, ma il marciapiede è sempre pregno di gente maleducata, di fretta o semplicemente sbadata. Preferisco allungare, fare il giro del quartiere, passare attraverso un parchetto maltenuto e ritrovarmi all'improvviso di fronte al cancello di casa mia. L'abitazione è piccola e vecchia, con un piccolo orto sul retro, ma è quel che mi basta. Ci abitarono i miei genitori prima di morire e io ci son venuto a vivere quando la mia ex moglie mi ha lasciato. Diceva che ero monotono, che non mostravo mai emozione per nulla, indifferente a tutti e con nessuna ambizione. Effettivamente la descrizione mi calza a pennello.
Mentre apro il cancello pedonale, cerco di prendere con le dita la corrispondenza inserita frettolosamente nella cassetta della posta. Apro il portone di casa, butto le buste sul tavolo, vicino alla tazza da latte vuota della mattina, e mi dirigo verso il frigo. Sento un rumore diverso dal solito, il lancio sbagliato o troppo forte deve aver mancato il tavolo e qualcosa è caduto a terra. Sul parquet rovinato, una cartolina ha fatto breccia infilandosi casualmente nella fessura tra un listello e un altro. La guardo, mi prendo una birra stappata la sera prima e mi siedo su una poltrona ornata da un fascio di luce filtrante tra le tende. La osservo di nuovo. Io non ricevo mai cartoline.
Mi decido ad alzarmi e prenderla. L'immagine mostra un tempio dorato immerso nel verde. Son sicuro di averlo visto in un documentario alla televisione, ma non ricordo il luogo, seppur sia sicuro dell'estremo oriente. La giro e vado diretto alla fine del messaggio per capire il mittente. Un sorriso fa capolino ad un lato delle mie labbra per poi scomparire rapidamente. Una smorfia che non si mostrava da anni, provocata dalla semplice firma di Riccardo.

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U6-09: Ventuno

Ventuno: l'ignoto ignorante istruito a collezionista di sfere di gensi


Una voce metallica e gracchiante che si sforzava di mantenere la calma cominciò a risuonare tra le stanze e i corridoi:

«Attenzione! Evacuare immediatamente l'edificio! Questa non è un'esercitazione!»

Nei canonici quindici minuti programmati, lo stabile s'era svuotato di tutto il contenuto d'esseri umani che lo popolava giornalmente.
Alla conta dei presenti mancava però uno dei dipendenti più importanti: era Mr. Greasepaint, un vero e proprio luminare che da anni conduceva ricerche segretate alle quali nessun altro poteva accedere.
Lo si vide fare capolino dall'ingresso principale poco meno di cinque minuti dopo la scoperta della sua assenza.
Sembrava piuttosto trafelato. Si mise a correre e ad urlare a squarciagola:

«Scappate! Non state qui! È pericoloso! Andate tutti il più lontano possibile, vi prego!»

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